Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere

CANDELORA (2 febbraio)  


Candelora Candelora  dell’inverno semo fora,

ma se piove o tira vento dell’inverno semo dentro

Per la Santa Candelora se nevica o se piova
dall'inverno siamo fora;
ma se è sole o solicello dell’inverno siamo a mezzo

Come accade sovente i proverbi popolari spesso si contraddicono e ognuno li utilizza a proprio piacimento. Comunque si voglia interpretare il giorno della candelora (2 febbraio)  rappresenta da secoli  nella cultura popolare un momento di passaggio,   una sorta di pocandelorarta tra l’inverno, oramai al suo declino, e l’imminente primavera. 
Celebrato fin dall’antichità (a dimostrazione di quanto poco ci sia di nuovo) questa giornata veniva festeggiata anche dai popoli celtici con la festa di Imbolc (o anche Oimelc),  festa del culmine dell’inverno, che cadeva tradizionalmente il 1° febbraio, cioè nel punto mediano tra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera. La celebrazione iniziava tuttavia al tramonto del giorno precedente, in quanto il calendario celtico faceva iniziare il giorno dal tramonto del sole. 
Successivamnete, la festa fu fatta propria anche dai romani  che in febbraio celebravano i Lupercalia, festeggiati alle Idi di febbraio (cioè il 15), che per i romani era l’ultimo  mese dell’anno.  La cerimonia, legata alla Lupa che allattò Romolo e Remo, serviva a purificarsi prima dell'avvento dell'anno nuovo ed a propiziarne la fertilità, e vedeva due giovani patrizi (chiamati luperci) correre forsennatamente, dopo un rito purificatorio, nudi e colpire nella corsa con delle corregge di pelle di capra le donne astanti. Questo rito assicurava a quest’ultime la fertilità.
 
Trasferita nella  tradizione cattolica la festa del 2 febbraio, in cui si celebra la presentazione al tempio di Gesù, fu introdotta solo nel VII secolo adottando una festa della Chiesa orientale. Secondo la legge ebraica, infatti,  la donna dopo il parto di un figlio maschio doveva rispettare un priodo di quarantena al quale seguiva  appunto un rito di purificazione che le consentiva di rientrare nella  comunità. 
Nella tradizione popolare questa festa viene invece chiamata Candelora, perchè in questo giorno si usa benedire le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti” così come il bambino Gesù viene chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio. La simbologia  della luce divina del è ricollegabile ai miti del Dio Sole e della scintilla fecondatrice, benchè ovviamente  I significati teologici assumano differenti aspetti. Popolarmente le candele benedette  acquistano potere terapeutici e protettivi: venivano conservate e accese solo in caso di calamità, temporali molto forti, tempeste, nell’attesa di una persona che non tornava o che era in grave pericolo e nell’agonia di un malato.