Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
CASTIGLIONE DEI PEPOLI

Superficie  Kmq 65,80
Cap. 40035 Pref.telefonico 0534

STORIA - Castiglione,  abitato fin dai tempi dei  Galli Boi e dei  Romani, era conosciuto anticamente con il nome di  Castiglione dei Gatti. Esistono diverse ipotesi sull'origine di questo strano  toponimo, fra queste una possibile  derivazione dal Longobardo  "Gaita", cima o monte,  oppure  dal celtico "Gatt",  bosco, cioè Castello del  Bosco, luogo circondato da folti boschi.  Attorno al XI secolo questo territorio fece parte dei possedimen­ti  della  potente contessa Matilde di  Canossa  successivamente, durante il Medioevo, divenne feudo dei conti di Prato e di Mango­na, come è testimoniato dai diplomi di Federico I del 1164 e  di Ottone V del 1209. Nel 1340 il conte Ubaldino Alberti di Mangona cedette  parte di questo territorio a Giovanni e Giacomo  Pepoli, figli  del più  noto Taddeo,  al prezzo di 20.000 bolognini.  Nel 1448  la famiglia  Pepoli completò il possesso  dell'intera  zona acquistandone  i  beni residui. Da questa data in  poi,  fino  al 1760, i Pepoli mantennero continuativamente il dominio su Casti­glione governandolo attraverso  rigidi statuti e rivendicandone, con   fierezza e tenacia, la sua indipendenza. Il feudatario era rappresentato  da un commissario, che aveva  soprattutto  compiti giudiziari,  e da un camerlengo, il quale si occupava  della ri­scossione  dei tributi. L'amministrazione dei beni  pubblici  era affidata ad un massaro, coadiuvato in queste mansioni dal  consi­glio dei dodici. Uno spirito di indipendenza che i Pepoli vollero sottolineare  in tutti i modi possibili, anche attraverso gesti simbolici quali il conio di una moneta secondo un diritto conces­so nel 1700 dall'Imperatore Leopoldo I. Si trattava di una moneta dalla forma grezza che riproduceva da un lato lo stemma a scac­chiera  dei Pepoli e dall'altro  l'aquila imperiale a due  teste. Con  ogni  probabilità queste monete vennero prodotte  altrove, forse  a Bologna, anche se non è da escludere a priori l'ipotesi di una produzione locale, realizzata magari dagli abili artigiani castiglionesi,  tanto più che lo stesso privilegio implicava il dovere di "fabbricare una zecca nel territorio del feudo".  Unico esempio   di questa produzione, per la verità assai  limitata  e dall'evidente significato simbolico, è una piccola moneta in rame conservata oggi, assieme ai coni, al museo Civico di Bologna. Il fiero atteggiamento dei Pepoli (i quali per la verità, trincerandosi  dietro  il  principio  dell'indipendenza,   proteggevano  fuoriusciti  e briganti che si rifugiavano nel  loro  territorio, pare addirittura a pagamento!), fece sorgere diverse controversie con  il Papato. Fu proprio per queste ragioni che  nel  1585  il conte  Giovanni Pepoli,  non obbedendo  alla richiesta di consegnare  un  criminale (tale Grazino da Scanello)  venne  impiccato nel torrione di Bologna e poi decapitato su ordine di Papa  Sisto V. Nel 1796, l'arrivo dei francesi interruppe, dopo oltre 4  secoli,  il dominio della famiglia Pepoli su Castiglione. A  ricordo   di questo lungo legame il 29 marzo 1863 il Comune assunse  l'attuale denominazione.

IL BORGO - A  Castiglione dei Pepoli  è possibile ammirare l'antico  palazzo Pepoli, detto "della Ragione", la cui progettazione è  attribuita a   tale  "Ingegnerium messer  Marchesino  quondam  Johannis  de Cento  " il quale, nel 1473, era ospite della famiglia Pepoli  a Castiglione. L'edificio venne ampliato nel Settecento da Giovanni Paolo Pepoli con la costruzione della cosiddetta "Palazzina".  Le ipotesi  circa una possibile  origine trecentesca di  questo co­struzione, avanzate da Giovanni Gozzadini, sono  da  escludersi, infatti,  la prima documentazione certa è l'epigrafe incisa su  di un  architrave dello stesso edificio che riporta: "Jo.Maria Cul­tellinus  Com. 1541". L'edifico ha un aspetto massiccio ed è la  sintesi  dei tanti interventi di ristrutturazione che  ne  hanno alterato i caratteri stilistici originari.  Conserva  all'interno diversi affreschi fra questi 18 quadri del  pittore seicentesco Carlo  Antonio Riatti, alcune scene settecentesche realizzate  da Pietro Ognibene  (oggi in parte coperte  dalla  tinteggiatura), mentre l'ornato del portone del palazzo e l'atrio è stato  dipin­to  dal Torreggiani. Purtroppo scomparsi sia  la  piccola  chiesa che  si  trovava all'interno del palazzo,  sia  alcuni  affreschi raffiguranti  le effigi di numerosi imperatori dipinti nei  primi anni  del Settecento da Serafino Brizzi. Il palazzo  fu la   sede del  governatore e del tribunale, ma anche l'abitazione del com­missario  e la residenza dei Pepoli, nonché,  di tutte  le ammini­strazioni civili succedutesi nel tempo, fino ad oggi che è diventato la  sede del Municipio.  Al centro del paese si trova la chiesa  di San Lorenzo, sorta tra il 1576 ed il 1577 come oratorio della Compagnia della Misericor­dia eretta  a parrocchiale nei primi anni del  1600.  L'edificio assunse l'attuale configurazione a seguito dei lavori di ristrut­turazione eseguiti negli ultimi anni dell'Ottocento. All'interno sono conservate  diverse opere d'arte di pregio:  le  decorazioni eseguite  da Carlo Baldi fra il 1920 ed il 1930, una pala sette­centesca  raffigurante la "Madonna e San Lorenzo", i misteri  del Rosario provenienti dalla chiesa precedente che ornavano l'omoni­mo altare realizzati nel 1607, nonché una "Madonna col Bambino  e Santi" risalente al primo Seicento, di scuola ferrarese.  Sempre  a  Castiglione  si trova la chiesa  della Madonna della Consolazione  (detta la "Chiesa Vecchia"), già presente  fin al secolo XI, interamente ricostruita nel 1650 come ex voto da parte degli abitanti  di Castiglione.  Si  tratta  di un  edificio dall'aspetto  rinascimentale  di tipo toscano, con tetto  a  due falde e strutture  di legno, presenta un  portale  d'in­gresso sormontato da un frontone affrescato (secolo XVII) raffigurante la Madonna della Cintura. All'interno, oltre alle capria­te lignee, sono conservate diverse opere di pregio, fra le  quali alcune  statue settecentesche raffiguranti  Santa  Lucia,  Santa Caterina  da  Bologna e Sant'Antonio Abate,   alcuni  dipinti  di artisti  locali,  infine un ricco patrimonio di arredi sacri  ed alcuni ex-voto.  Nei  pressi  del Capoluogo troviamo diversi  piccoli borghi  di particolare pregio  architettonico: l'antico borgo  di Canova, secolo  XVII, con oratorio dedicato a San Giusto, officiato fino al  1700,  ed un edificio rurale  con portale datato  1647  sul quale  sono scolpiti il monogramma del committente ed uno stemma ormai  abraso; l'oratorio sito in località Linari  dedicato alla Beata Vergine di San Luca detto anche oratorio dei Cassarini  dal nome  della famiglia che lo ha tutt'ora in proprietà,  costruito nel   1641 come indica  dalla data incisa sul portale d'ingresso ed ampliato nel 1728; l'edificio ricalca i caratteri  tipici  di queste costruzioni, con  pianta rettangolare, tetto  a capanna, portale  in pietra viva e due finestre quadrate sulla  facciata. Infine l'oratorio di Rasora, originariamente dedicato a San Rocco al quale  successivamente venne aggiunto il culto ai Santi  Giovanni  e Paolo,  di origine settecentesca, ampliato e modificato nell'Ottocento con la costruzione del campanile e di una  piccola sacrestia.

BARAGAZZA  - Localià citata fin dal 1084, epoca nella quale venne conquistata dai bolognesi, divenendo sede di un importante castello affidato, nel 1316, alla Società dei Cambi che aveva l'obbligo di "guarnirlo  di un capitano e di quindici custodi di cui dieci  con bale­stra".  Successivamente venne  dotato di due torri e di una  ci­sterna  per la raccolta dell'acqua piovana. A Baragazza si  trova la  bella chiesa dedicata a San Michele costruita nel  1785  su progetto di Angelo Venturoli. Conserva all'interno una ricca dota di  arredi sacri,  far questi una pregevole Via  Crucis ed  una statua raffigurante la Madonna del Rosario opera dello scultore Borzaga. A  pochi  chilometri dal paese sorge il Santuario della Madonna delle Grazie di Bocca di Rio, sicuramente uno dei luoghi di culto più  belli e frequentati dell'Appennino bolognese. La sua  storia ricalca quella  di altri santuari simili, il 16 luglio 1480  la Madonna  apparve a due pastorelli di Baragazza: Donato Nuttini  e Cornelia  Evangelisti, chiedendo loro di diventare l'uno prete  e l'altra suora  (fatto che poi avvenne) e di  costruire  il  quel luogo  un  tempio in suo onore. Il "popolo  di Baragazza" diede prontamente fede  al racconto dei due fanciulli  costruendo  una piccola  chiesetta sulla destra del rio d'Avena. La chiesa, nel suo impianto a tre navate, fu edificata verso la fine del Cinquecento, mentre l'attuale forma è il risultato di diversi interven­ti successivi, fra i quali la costruzione nel 1700 degli eleganti archi  e la realizzazione nel 1896 della facciata su  disegno  di Aristotele Puccetti. Al suo interno possiamo ammirare sull'altare maggiore una  ceramica raffigurante la Madonna delle  Grazie  di artista ignoto e di imitazione Robbiana risalente al Cinquecento (la  stessa  che  gli abitanti di Baragazza posero  nella  prima chiesa),  un  paio di tele settecentesche di Giovanni  Pancaldi, alcuni pannelli in terracotta  di notevole drammaticità eseguiti da Giovanni  Rossi, ed infine una serie di ex  voto  di  origine popolare,  simbolo di quello stretto legame esistente fra i cre­denti e questo santuario meta, ancora oggi, di numerosi pellegri­ni.   Nei pressi di Baragazza si evidenzia la  presenza  di  numerosi oratori:  quello   di Casigno, eretto nel 1690 da  Don Giovanni Puccetti, dedicato a San Giovanni Battista;  l'oratorio ottocentesco di  Ca' di Landino, che  sorge  a poca distanza  dalla  galleria che conduce alla  stazione ferroviaria posta al  centro del traforo della "Direttissima", con  tetto  a capanna e timpano sulla facciata sorretto da due lesene ai  lati; l'oratorio   di San Giacomo delle Calvane, che presenta sul  lato sinistro della facciata un campanile a vela dotato di due campa­ne, mentre sulla porta d'ingresso è leggibile (anche se in  parte  abrasa) la dedica all'Apostolo Giacomo e la data 1629; l'oratorio di San Sebastiano al Monte, costruito dagli abitanti di Baragazza nel  1855 come ex-voto per non essere stati  minimamente  toccati  dall'epidemia di colera che colpì l'Appennino, l'attuale  aspetto dell'oratorio è dovuto al rifacimento del  1962. Inoltre,  la casa-torre de La Torre, di probabile origine trecentesca,  ampia­mente rimaneggiata, che conserva  nella parte  alta  un  concio d'angolo lavorato a bassorilievo,  una figura antropomorfa ed  un arco scolpito con decorazioni a scacchi.  Particolarmente inte­ressante  dal punto di vista storico sono  i ruderi del  castello di Civitella costruito attorno al 120. Si trattava di  un'impor­tante  fortificazione della quale sono ancora visibili i resti di una settantina di metri del muro di cinta, la base di una  torre quadrata  con lato di 7,25 metri e spessore di 2, nonché alcune feritoie  e numerosi fori che servivano a sostenere  i  palancati per  la  difesa; il nucleo di Ca' di Ceccarini, secolo  XVI,  che presenta diversi edifici originari, in particolare  un  elegante portico sostenuto da tre colonne in pietra, finemente lavorate  a scalpello,  che  reca sull'architrave della porta  d'ingresso la scritta "1598 - Francesco Dardinus".

CREDA -  Questo  luogo è citato per la prima volta in un documento del  10 agosto 1164, quando Federico I riceve in protezione Alberto Conte da  Prato ed i suoi possedimenti, fra i quali  anche Creda. La sua chiesa parrocchiale, dedicata a San Giacomo Apostolo  menzio­nata nelle decime del 1300, venne ristrutturata fra il 1910 ed il 1937. Di pregio l'oratorio  dedicato ai Santi Sebastiano, Rocco, Pancrazio  e Caterina, costruito nel 1632 quale ex-voto dopo  la peste. L’edificio è stato ricostruzione nel 1937, come  ricorda la lapide murata sopra la porta d'ingresso.

SPARVO - Piccola ed antica borgata sul fiume Setta citata anch'essa per la prima  volta nel già citato documento del 14 agosto 1164, con  la chiesa parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo le cui prime notizie risalgono al 1600. L'edificio attuale, caratterizzato da un’architettura semplice con frontone triangolare sulla  faccia­ta, è il risultato della ristrutturazione compiuta nella  seconda metà dell'Ottocento.  Nei pressi di Sparvo troviamo  l'edificio rurale di Badia  Nuova, secolo XVII, in buono stato di conservazione con oratorio  datato 1622  e  dedicato a Santa Maria della  Visitazione  con  tetto  a spioventi, porta architravata e oculo al centro della  facciata,  all'interno è  conservato un altare di pietra interamente scolpi­to; il nucleo di Prediera di Sopra, che conserva ancora  elementi architettonici ed artistici di rilievo, fra i quali due architra­vi datati 1623 e 1625; infine  l'edificio rurale della Ca' Ross dove è possibile ammirare una stalla costruita nell'Ottocento  la cui  struttura è costituita da una serie di colonne  in arenaria  che reggono piccole volte a cupola di sostegno al fienile sovra­stante. 

LAGARO -  Grosso  centro  del  comune che sorge a  pochi  chilometri  dalla stazione  di San Benedetti Val di Sambro, nei cui pressi si  evi­denziano  diversi borghi di interesse storico: l'edificio  rurale di Casa Balata,  di origine quattrocentesca, ampiamente manomes­so,  che  presenta ancora due finestre  con arco a  tutto sesto, delle quali una datata 1487;  il piccolo borgo di Casa Confienti, località ricordata fin dal 1300, con  un interessante oratorio seicentesco  dedicato  a San Rocco, citata in  diversi  documenti antichi,  fra i quali un atto dell'Imperatore Federico datato  10 agosto  1164, come sede di una rocca. Gli oratori di Santa  Maria della Neve di Ca' D'Onofrio, costruito nel Seicento, con tetto  a capanna  e facciata con piccolo rosone monolitico di pietra   che rappresenta un sole fra i raggi, e quello dedicato a Santa Barbara, costruito negli anni Venti dagli operai  che hanno partecipa­to ai  lavori della Direttissima, ed infine    l'oratorio  della Beata Vergine della Visitazione, costruito nel 1843


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