Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
CASTEL D'AIANO

Superficie  Kmq 45,32
Cap. 40034 Pref.telefonico 051

STORIA
-  E' ipotizzabile che il territorio di Castel D'Aiano fosse abitato fin dall'epoca romana, quando diverse zone dell'Appennino vennero concesse,   come paga o riconoscimento, ai soldati  romani.  Le entità fondiarie così costituite venivano indicate   generalmente con il nome del proprietario o della famiglia (gens),  usato  in forma aggettivale. Questa pare essere l'origine anche dei nomi di Casigno  (Casinius) e di Roffeno ( Rufus o Rofinius). Altri  studiosi invece fanno risalire l'origine della comunità di Aiano  al periodo longobardo, la cui presenza è testimoniata dal nome della località  detta "Fontana Longobardorum", fontana dei  longobardi,  posta  lungo la strada transappennina che da  Nonantola, salendo per Monteveglio, Castel d'Aiano, Fanano e su, fino al Passo della Croce Arcana, raggiungeva la Toscana. Citato per la prima volta in un documento dell'anno 969, relativo ad  una contestazione sorta fra i Vescovi di Modena  e  Bologna, questo  territorio fece parte, assieme con i potenti castelli  di Roffeno, Aiano e Labante, dei possedimenti della contessa Matilde di  Canossa. Passò poi, a titolo di feudo, ad Azzo del  Frignano, rappresentante  della nobile famiglia modenese dei  Montecuccoli. Fu soprattutto la posizione geografica di questa zona, incuneata com  all'interno del territorio modenese, a determinare le  sue vicende storiche. Castel d'Aiano,  diviso anche ecclesiasticamente  fra le diocesi di Modena (dalla quale dipendevano le  parroc­chie di Castel d'Aiano, Villa d'Aiano e Sassomolare), e quella di Bologna,   divenne oggetto di continue contese fra le  due  città rivali. Nel 1243, dopo un'aspra e sanguinosa battaglia combattuta attorno  al castello di Roffeno, gran parte del territorio  passò sotto il dominio del comune di Bologna. Nel 1295, grazie all'ar­bitrato di Papa Bonifacio VIII, la rocca ed il castello di  Aiano furono restituite  a Modena restandovi però  solamente  fino  al 1308, epoca nella quale Aiano venne nuovamente sottoposto all'au­torità di Bologna, dalla quale ottenne l'esenzione dal  pagamento delle tasse per la fedeltà dimostrata e quale risarcimento per  i danni ricevuti dai Modenesi. Nel 1510 venne costituita, a  favore della famiglia Grassi di Bologna, la contea di Labante  (compren­dente anche Castelnuovo, Africo e Pietracolora),  mentre nel 1523 Castel  d'Aiano, Villa d'Aiano e Sassomolare furono concesse   in feudo a Ludovico Carbonesi di Bologna.

IL BORGO -  Di antica origine, Castel d'Aiano fu sede di un potente  castello del quale restano oggi pochissimi frammenti (pezzi di  fondamenta e  di muratura), ancora visibili nella parte alta del  paese.  Al centro  dell'abitato  si erge la chiesa dedicata  a  Santa  Maria Assunta che fu, in origine, un semplice oratorio. Eretta nel 1336 in chiesa parrocchiale, l'edificio venne completamente  distrutto nel corso dell'ultima guerra che, ricordiamo ha colpito duramente questa  zona,  e ricostruito fra il 1959 ed il 1960  su  progetto dell'architetto Giorgio Giovannini di Bologna.  A poca distanza dal Capoluogo, in posizione panoramica, sorge  il santuario  della Madonna di Brasa (mt.921). Sorto fra il 1719  ed  il  1734 nel luogo dove, secondo la tradizione popolare,  vi  era un'immagine  della Madonna appesa ad un vecchio  castagno.  Tolta dal padrone del podere e portata a casa l'immagine, miracolosa­mente, ricomparve il giorno dopo sull'albero. A nulla valsero  i tentativi, effettuato dall'allora curato di Castel  D'Aiano,  di chiudere a chiave l'immagine che ricompariva inspiegabilmente  il giorno  successivo sul vecchio castagno. L'edificio originario,  costruito  nella  prima metà del XVIII secolo  e successivamente ampliato, venne  completamente   distrutto  durante  la seconda guerra  mondiale. L'attuale santuario è  stato costruito nel  1960 su progetto  dell'architetto  Adriano Marabini,  con pietra  di Labante,  materiale molto simile al travertino, che  i  montanari chiamano "sponga". L'immagine venerata, che originariamente  era detta Madonna del Fuoco o della Brasa (termine dialettale che sta per  brace), ha subito, nel corso dei quasi tre secoli di storia, alterne  vicende,  si può parlare infatti  di  quattro  o  cinque diverse  immagini: dalla  prima,  rinvenuta  sull'albero,   fino all'attuale.  Il santuario di Brasa è  meta di numerosi  pellegri­naggi.  Dal  paese parte una Via Crucis di fattura  moderna  che, attraverso un sentiero nel bosco, giunge fino al santuario. Abbandonato Castel d'Aiano, scendendo verso Zocca, si  incontrano dapprima  la casa-torre della Famaticcia e poi il nucleo di  Casa Jussi, il cui nome deriva dall'antica casata bolognese alla quale apparteneva  fin dal Settecento. Si tratta di un ampio  complesso edilizio, di impianto seicentesco, costituito da diversi  fabbri­cati  collegati ad una massiccia torre ingentilita da   pregevoli finestre  in arenaria. All'ultimo piano della torre è  posta  una colombaia che termina con il consueto cornicione a denti di sega. Il  corpo centrale del fabbricato ed un lato della  torre  stessa sono rivestiti da un paramento murario in cotto aggiunto  durante l'Ottocento.  Di pregio il portale d'ingresso, sormontato  da  un arco  a tutto sesto  datato 1697. A monte del complesso  edilizio  si  trova un piccolo oratorio, dedicato all'Annunziata  e  datato  1796,  che presenta un elegante  porticato sostenuto da colonne.


ROFFENO - Luogo interessante e ricco di testimonianze antiche, già  possedi­mento Matildico e sede di un potente castello. A valle del  paese sorge  la chiesa parrocchiale di San Martino di Tours.  L'attuale edificio, risalente al 1700,  è stato edificato sui resti di  una  preesistente pieve romanica, dedicata a Santa Maria, della  quale è riconoscibile, nel basamento dell'attuale campanile, una picco­la  abside quadrata, databile attorno al XII secolo. All'interno della  chiesa  sono conservate diversi quadri di  pregio,  fra  i quali  una "Deposizione", attribuita a  Dionisio Calvaert,  una raffigurazione della "Madonna con Bambino e i Santi Pietro, Paolo e Bernardino"  dello Spagnoletto ed altre tele  attribuibili ai pittori  di  scuola bolognese Lamma e  Franceschini,  nonchè  un imponente confessionale intagliato di fattura settecentesca.  La sua data di fabbricazione è   tutt'oggi incerta, anche se non dovrebbe essere di molto posteriore a quella  della celebre abbazia di San Silvestro di Nonantola (anno 750),  dalla quale  dipendeva.  Santa Lucia di Roffeno  venne  edificata  dai monaci  benedettini  con lo scopo di dare ospizio  ed assistenza ai numerosi  viandanti  che percorrevano la  vicina  strada   di collegamento fra l'Emilia  e la Toscana. Con il tempo Santa Lucia acquistò   sempre maggiore importanza e divenne causa di  continue dispute  fra  Bologna e Nonantola, probabilmente per  le  elevate rendite che possedeva. Riedificata dai monaci nel 1046, l'abbazia fu abbandonato nel 1630.  L'attuale edificio è  stato  ricostruito attorno  agli  anni Cinquanta e mostra ancora diversi  frammenti della sua  antica e nobile origine, in  particolare  la  cripta,  è divisa da colonne finemente lavorate, ed una campana datata 1383.  Nel pressi di Roffeno si trovano diversi edifici di valore architettonico.  Il  trecentesco nucleo di Monzone, presso il quale alcuni  studiosi  hanno ubicato il castello di  Roffeno,  potente baluardo  militare dotato di un  sistema di  fortificazioni  che coinvolgeva anche la vicina torre del Poggiolo. Il nucleo presen­ta,  oltre  ad una poderosa torre duecentesca,  uno  stipite  con l'imposta dell'arco unici resti dell'originario ingresso  all'an­tica corte murata, e un secondo accesso, ora tamponato, con  arco sesto  acuto e chiave di volta scolpita con  stemma  raffigurante una  torre. Interessanti infine alcune finestre  con  mensole  e tracce  di bertesche. Accanto all'imponente nucleo di Monzone  si erge  la  torre del Poggiolo, secolo  XIV, che presenta  diversi particolari architettonici di rilievo. La torre di Lavacchio,  di struttura cinquecentesca con  portale bugnato, oggi tamponato. La casa-torre presente nel borghetto dei Lamari, con una  caratteri­stica corte interna. Il piccolo nucleo di Ca' Masina, secolo  XV, con alcuni portali e finestre di arenaria finemente lavorati,  ma soprattutto una torre cinquecentesca che termina con la  consueta colombaia e cornicione di mattoni disposti a dente di sega. Nella parte  a valle del borgo troviamo anche un elegante portale con arco  bugnato,  sul cui architrave compare  la  scritta:  "Lazaro Lamari fece fare nell'anno del Signore 1586", inframmezzata dallo stemma del committente.

LABANTE -  Questo toponimo pare derivare dal latino "labare", cioè  vacilla­re,  pendere, etimo che ben rappresenta  la  natura  del  luogo, scosceso e soggetto a frequenti frane. La storia ecclesiastica di questo  luogo rappresenta una specie di rebus, infatti   fino  al 1930  la parrocchia era presso la chiesa di Santo  Stefano, già nominata fin dal 1102 e  dichiarata, a titolo puramente  onorifi­co,  abbazia. Da questa data in poi la chiesa venne declassata a sussidiale  e successivamente distrutta nel corso  della  seconda guerra mondiale. La parrocchia venne trasferita allora presso  la chiesa  di  Santa Maria Assunta. Un edificio di stile  barocco  a navata unica, costruito nel 1670, al cui interno sono  conservati alcuni pregevoli stucchi, ma soprattutto un quadro  raffigurante  il   martirio   di   Santo   Stefano proveniente    dall'antica abbazia. Infine,  a  breve  distanza  dalla   parrocchiale, sorge un'altro  edificio  di culto, dedicato a San  Cristoforo  che  fu parrocchia autonoma fin verso il 1500. L'attuale  edificio,  anch'esso  ad unica navata di stile barocco,  è  stato  ricostruito interamente   nel  1633.  Nell'area  denominata  San Cristoforo, esattamente sotto  la  chiesa, si trovano  sia  le  interessanti grotte da dove proviene la "sponga" una specie  di  travertino,  conosciuto ed utilizzato anche dagli etruschi per la  costruzione delle  loro  necropoli. Sia la  splendida cascata  formata  dalle acque  del  torrente Aneva, uno scenario di  rara suggestione  e bellezza.

CASIGNO - Con  la chiesa parrocchiale dedicata a Sant'Andrea Apostolo,  già presente fin dal 1365. L'attuale edificio, costruito nel 1842  su progetto dell'architetto Panzacchi, conserva all'interno pregevoli  opere pittoriche, sulle quali sono riportati i nomi dei committenti: un Carlo Abbato (1671) ed un Filippo Menzani (1657). La pala dell'altare  maggiore, raffigurante la  "Madonna  fra  gli Apostoli  Pietro  ed Andrea", è attribuita al pittore  Pietro di Panico.    Nelle  vicinanze di Casigno si trovano alcuni edifici storici  di particolare interesse,  fra i quali l'edificio  rurale  di Casa Landi, databile attorno ai primi del 1500, con due portali  quat­trocenteschi, dei quali uno decorato col giglio.

SASSOMOLARE - Sassomolare  è un piccolo e caratteristico borgo,  arroccato   su tre  colli, che offre al visitatore un stupendo panorama. Il  suo nome pare derivi  dall'esistenza  in questo luogo di una cava  di pietra utilizzata per la costruzione delle "mole", cioè le macine da mulino. La chiesa parrocchiale, dedicata a San Giacomo Maggiore,  fu costruita nel 1330, mentre l'edificio attuale  risale  al 1859. Conserva al suo interno diverse tele di pregio: sull'altare maggiore un "Miracolo di San Giacomo", opera del pittore Domenico Pedrini  (1785),  una "Madonna del Rosario" di scuola del  Reni, nonché,  una Via Crucis in terracotta del Settecento.   

VILLA D'AIANO -  Con  la chiesa, dedicata ai Santi  Maria Assunta e Nicolò,  risa­lente  al 1950 mentre l'adiacente campanile è  del 1900.  Conserva due pregevoli dipinti: "I misteri del rosario" del pittore sette­centesco   Lorenzo  Pranzini e "L'assunzione della  Vergine"  di Giulio Cesare Ferrari. Il territorio di Castel d'Aiano, per la sua particolare posizione di confine fra Bologna e Modena,  divenne sede di numerose torri e  case-torri  che rappresentano la principale caratteristica  di questo Comune. Fra le tante, segnalo: le case-torri del Palazzo, di  origine  trecentesca, ristrutturata attorno  al  XIX  secolo; della  Torre, risalente al XIV secolo, ristrutturata ed  ampliata dei  secoli successivi,  con ancora visibili finestre e feritoie originali; di Ribecco, attribuibile al XIII secolo, che  conserva tracce  di finestre e feritoie, mentre il retro  dell'edificio  è stato  ristrutturato   nel Seicento. Infine le case  rurali  con torre di Cisola e di Rivola entrambe risalenti al XVI secolo.


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