Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
CASTEL DI CASIO

Superficie  Kmq 47,45
Cap. 40030 Pref.telefonico 0534

STORIA -  Sul  territorio  di  Castel di Casio, precisamente  in  località Poggio di Gaggiola, furono rinvenuti alcuni fondi di  capanne  e numerosi oggetti di bronzo, fra i quali una statuetta raffiguran­te Marte, che testimoniano un antico insediamento umano  databile attorno  al VIII/III secolo avanti Cristo. Alcune monete romane invece sono state trovate nei pressi della torre del Capoluogo. La zona fece parte dei possedimenti della contessa Matilde  di Canossa diventando poi, verso la metà del XII secolo, dominio dei  conti Alberti di Prato o di Mangona. Ma è nel Medioevo che Casio ed il suo territorio acquistarono una notevole importanza civile ed  economica.  Nel 1211 passò sotto l'influenza del Comune  di Bologna  che,  stante  la sua posizione strategica  di  confine, provvide immediatamente a fortificare l'intera zona. Particolare interesse  strategico ebbe l'abitato di Casio, posto com'era  a ridosso dell'antica strada "occidentale" che collegava  Bologna  a Pistoia.  Una posizione di confine, per certi versi  difficile  e  rischiosa,  che però trasformò questo borgo in un centro  commerciale ed amministrativo di grande importanza. Oltre ai  castelli  ed  alle rocche la Municipalità cittadina  impose in tutto l'Ap­pennino  una  ferra struttura amministrativa,  all'intero della quale proprio  Casio assunse un ruolo  primario.  Dapprima, nel 1219, divenne la sede del podestà della montagna, poi nel 1265, a seguito  della decisione assunta dai frati gaudenti Loderingo  e sede di uno dei tre capitanati della montagna. Ciò fino a tutto il 1447 quando, il capitanato, venne trasferito a  Vergato.  Tale  amministrativa era completata  da  un'ulteriore divisione  in vicariati, quello facente capo a Casio ebbe giurisdizione su  un vasto territorio, comprendente ben 19 comuni: Bargi, Camugnano, Trasserra, Vimignano, Grizzana,  Monteacutora­gazza,  Verzuno, Stagno, San Damiano, Suviana,  Creda,  Prada, Stagno,  Vigo, Rocca di Mogne, Montione, Carpineta, Burzanella  e Custoza. Una  tale posizione di rilievo comportava necessariamente degli inconvenienti, durante il medioevo infatti Casio divenne teatro di sanguinose lotte condotte dai feroci conti di Panico contro le milizie della guelfa Bologna. Ecco una breve cronologia: nel 1306 Casio venne messa al sacco dai soldati dei Panico; nel 1326 trecento fuoriusciti ghibellini circondarono Casio per conqui­starlo ma furono sconfitti dalle milizie bolognesi guidate  da  Gerardo Garsoni; nel 1351 si registra il passaggio delle milizie di  Giovanni  da Oleggio in marcia verso Pistoia, con tutte le immaginabili consegue che un tale passaggio di truppe, anche se "pacifico", potè comportare sull'inerme popolazione civile; con le vicine comunità  di Gaggio e Capugnano. Il  riordinamento amministrativo  del 1796  voluto  dal governo Napoleonico,  impose il passaggio del comune di Casio  sotto  la  giurisdizione di Porretta. Nel 1803, riacquistata l'indipendenza, i comuni di Casola e di Pieve vennero uniti in un unico comune denominato Casio e Casola che, dopo l'unità d'Italia, assunse  l'attuale denominazione.

IL BORGO - A Castel di Casio  sorgeva un antico e potente castello costruito dal comune  di Bologna nei primi anni del XIII  secolo,  che  fu distrutto  da un terremoto nel 1470. Della  struttura originaria oggi  resta solamente la sezione longitudinale della torre, alta una  trentina  di metri che, con la sua figura quasi spettrale, caratterizza  il  paese. A Castel di Casio  troviamo   la  chiesa parrocchiale, dedicata a San Biagio Vescovo e Martire, ricostrui­ta nel 1644 sui resti di un antico edificio e solo nell'Ottocen­to dotata di campanile, che conserva all'interno alcuni pregevoli dipinti settecenteschi.  In paese sorge l'oratorio della  Madonna delle Grazie, costruito nel  1855 e restaurato nel dopoguerra, vi è conservata una raffinata immagine della Madonna col Bambino.  Nei pressi del Capoluogo, maestosamente isolata, sorge  l'antica pieve di Casio, la cui esistenza è documentata fin dal XI secolo. Di  probabile origine bizantina, dedicata ai  Santi  (orientali) Quirino e Giulietta, questa pieve, posta sul confine fra  l'Esar­cato  di  Ravenna ed il territorio  controllato dai Longobardi, ebbe un ruolo religioso e civile di grande rilievo. Alcuni studiosi ipotizzano poi,  sulla base di un documento datato 5  febbraio 767, la presenza presso la pieve di Casio dell'ospedale  di San Giovanni Battista, cioè un ospizio per i pellegrini in transito, istituzione  assai diffusa  sull'Appennino tosco-emiliano durante tutto il Medioevo. Passato il periodo delle lotte  feuda­li, il  9  febbraio 1293 la pieve venne donata  dal Vescovo  di Bologna ai canonici di San Frediano di Lucca, alle cui dipendenza è  rimasta  fino al 1780. L'attuale edifico è  stato ricostruito nella seconda metà del 1800, all'interno sono conservate pregevo­li tele (fra le quali la raffigurazione dei Santi Patroni  attri­buita al pittore Alessandro Guardasonni), e diversi arredi  sacri di fattura settecentesca, mentre la cappella dell'altare maggiore è stata decorata da Giovan Battista Baldi. A  breve distanza da Castel di Casio sorge l'interessante nucleo di  Castrola, borgo fortificato citato per la prima volta  in  un documento del 1189, che presenta ancora i resti di  costruzioni risalenti  al  XII secolo. Di particolare pregio il ponte  posto sull'antica  strada di collegamento fra le valli del Limentra e del Brasimone. Citato anch'esso fin dal 1189, venne interamente distrutto nel 1370 a seguito di una piena del fiume e ricostruito in legno  da due artigiani locali: Giovanni di Saloto di Casio  e Bertinello di Guiduccio  di Castiglione  dei  Gatti.  L'attuale struttura, ad  una sola arcata a schiena  d'asino,  risale  al Settecento. Meritano inoltre menzione: la casa-torre  di Marzolara, costruita  nei   primi anni del XVI secolo, che conserva sotto lo sporto  di gronda  della torre  tracce di un affresco; l'edifico  rurale  di Cisino, risalente alla prima metà  del Quattrocento, con finestra con mensola decorata;  la Ca' Moruzzi, dei primi del Cinquecento, che presenta sulla facciata del caseggiato un concio con scolpiti i simboli tradizionali dei maestri Comacini: martello, squadra  e scalpello; l'edificio rurale dello Spedale, con strutture  della fine  del  Quattrocento ed alcuni portali del 1600;  il  piccolo borgo di Pian di Casale, purtroppo in parte distrutto, con due torri di fattura cinquecentesca delle quali una a pianta rettangolare con aperture originarie  e mensole che sorreggevano la  bertesca; l'imponente edificio rurale di Malpasso, datato 1621, con la sua  mole austera;  ed il nucleo dei Querciadali, secolo  XVII, dove  sono ancora  visibili alcuni simboli Comacini  scolpiti su  un concio.  Particolarmente suggestivo infine il Molino  di  Casio, edificio risalente al XV secolo, ancora integro nelle sue  strut­ture architettoniche  e funzionali, con due portali murati  che sovrastano  le  bocche di uscita dell'acqua e la  caratteristica girante a catini di legno.

BADI - Tra i numerosi borghi disseminati sul territorio di questo  Comu­ne, Badi è sicuramente il più ricco di testimonianze storiche  ed artistiche. Merita anzitutto menzione la bella chiesa dedicata  a San Prospero (secolo XVII), che conserva al suo interno icone ed altari  barocchi  opera di artigiani locali, una tela tardo cinquecentesca di scuola bolognese raffigurante Cristo fra i  carnefici  e Caifa, nonché una Via  Crucis seicentesca in terracotta. L'oratorio  romanico  di Sant'Ilario, antica  sede parrocchiale, interamente ricostruito nel 1400, con all'interno alcuni  affreschi di scuola Toscana della fine del XV secolo, raffiguranti  un  Sant'Ilario ed un Crocifisso. Nel pressi di Badi, esattamente in località  Poggio, sorge l'oratorio dedicato  ai Santi  Gioacchino ed  Anna risalente al  XV secolo  con dipinti  murali  coevi  di scuola  toscana, purtroppo in pessimo  stato  di conservazione, raffiguranti  Santa Lucia, il Battista e la Madonna col  Bambino. Di particolare rilievo architettonico  gli edifici rurali di Cà Vecchia, con un interessante portale decorato del Cinquecento; di Massovrana, piccolo nucleo con torre, a  doppio cornicione  in pietra,  risalente alle seconda metà  del XV secolo; ed il nucleo di Moscacchia, di origine trecentesca, con scolpite sullo stipite di alcune finestre delle semisfere in rilievo, simboli di fecondi­tà.
 
SUVIANA - Il   piccolo  borgo  di Suviana è posto  vicino  all'omonimo  lago artificiale costruito nel 1928 e recentemente  trasformato  in parco naturale. Con una superficie di tredici ettari, il parco è attrezzato per lo svolgimento delle attività di pesca e di  vela, ma soprattutto è frequentato da numerosi appassionati di surf. La chiesa  parrocchiale, dedicata ai Santi Giusto e Clemente, già nominata nel 1300, è stata interamente ricostruita fra il 1939 ed il  1941.  Al  suo  interno una pregevole  ancona  lignea  posta sull'altare maggiore datata 1687 e una tela  coeva  raffigurante "San Giusto Vescovo che venera la Madonna fra gli Apostoli Pietro e Paolo". Nei pressi di Suviana si trova  l'edificio rurale di Cà dei Mucci, secolo XV, un tempo dotato di torre come  testimoniano le due aperture oggi tamponate.

CASOLA - Nel nucleo di Casola degno di nota la torre quattrocentesca che affianca  la  chiesa dedicata a Santa  Maria  Assunta, edificio nominato  fin dal 1378 e interamente ristrutturato nel 1793.  Al suo interno è possibile ammirare una  bella  pala  raffigurante l'Assunta attribuita ad uno scolaro del Reni. Interessanti  il piccolo borgo di Pian di Casale, ridotto oggi in pessime  condizioni, con  due torri ed i resti di  fortificazioni risalenti  al XVI secolo, epoca in cui alcune  potenti famiglie locali   si contendevano il dominio su questi luoghi.  Una  delle due torri presenta  ancora  le mensole che reggevano la bertesca. Fra  i numerosi edifici rurali presenti sul territorio di Castel di Casio merita menzione quello di Buvolone, fabbricato di  note­ voli dimensioni, ampiamente rimaneggiato, con finestre e portali a sesto acuto in cotto di origine quattrocentesca; il Castellaccio, sorto probabilmente per ragioni difensive la cui parte  più antica pare risalire al 1300; i Prati (già detto Cà di Saviano), che  presenta i resti di un torrione risalente al XVI  secolo; i Querciadali   luogo   particolarmente ricco di simboli  e  scritte  scolpite  su archi e stipiti, fra i quali spicca un concio con i simboli dei maestri comacini: martellina, martello, squadra e la mano  del muratore medesimo; la casa-torre della  Gaggiola,  raro esempio di villa signorile  del XVII secolo con loggiato ad archi ribassati e colonne; ed infine l'antico nucleo di Predale, risalente  alla  prima  metà del Quattrocento, dotato  di  balchio e fienile  con i muri inchiavardati in legno, uno dei pochi  esempi di questo particolare costruttivo ancora presenti sull'Appennino.

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