Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
GABBA (mt. 712)

Oggi Gabba è un paese di poche case addossate alla curva che, venendo da Gaggio Montano, si apre all’improvviso sulla valle del Silla come la porta di un grande balcone panoramico.  Giusto   il tempo per stupirsi di tanta bellezza ed ecco il cartello che ne indica la fine. Ma un tempo, nel medioevo, questo paese ha avuto una storia così nobile ed importante da fare impallidire  tutto il restante territorio comunale.  Citata per la prima volta nel diploma di Astolfo del 753, nel 1014 Gabba fu sede di un castello appartenuto alla famiglia Cuzani alleata con Bologna. Un luogo ricco e potente che vide anche la presenza di figure  straordinarie che non ti aspetteresti mai di trovare quassù. “L’ultimo castellano che dominò sul paese di Gabba fu Gottifredo di Roncisano - scrive Luigi Ruggeri - che nel 1281, affreschi gabba imitando gli avi suoi,  volle portare soccorso di cento armati alle falangi cristiane in Palestina, ove diportossi da eroe. Egli aveva affidato il castello alla sorella Geltrude: e quando, passato un decennio, fu perduta con la città di Tolemaide l’ultima speranza, tornò al castello, ma ahimè non vi trovò né la sorella, né le insegne della sua prosapia. Riccardino da Panico, atroce ghibellino, già da otto anni se ne era impadronito, fugando con settanta sgherri i soldati, i domestici e gli aderenti del Cuzani, e facendo prigioniera la stessa Signora del castello, la quale riscattò l’onore e la vita col sacrificio di ogni suo avere, poscia non ricevendo più nuove di Siria, credette estinto il fratello e riparò nel monastero di Carpineta, vestendo l’abito domenicano e lì vi morì. Guittofredo cedè  al Consiglio di Bologna ogni suo diritto sulle terre di Gabba: indi, portatosi a Modena, diè un addio ai parenti, donò al nipote Rodolfo le terre di Romagna e professando la regola di S. Benedetto si chiuse nella Badia di Nonantola, ovè morì di anni 83”. A testimonianza dell’importanza militare e strategica di Gabba nel 1324 Bologna vi fece costruire una torre che ebbe la fama di essere fra le più importanti dell’intera zona.

Di questa antichissima storia rimane oggi come unica testimonianza  la piccola chiesa dedicata a Santa Maria, una delle pochissime cappelle romaniche che siano giunte a noi quasi intatta nella sua struttura  originaria.  Due sole infatti sono state  le trasformazioni significative compiute nel corso dei secoli: la ricostruzione della facciata conseguenza della realizzazione del campanile per il quale furono utilizzate proprio le pietre della chiesa e l’apertura delle due cappelle laterali attribuibili al XVII secolo. L’edificio, su pianta rettangolare ad una sola navata con abside quadrilatera, presenta internamente tre finestrelle monofore con doppia strombatura, due delle quali aperte nel prospetto  a levante ed una a mezzogiorno.  Fra le due finestre  è presente un’apertura a forma di  croce arricchita da una preziosa vetrata dipinta a fuoco raffigurante Gesù Nazzareno adorato da due angeli opera del pittore ferrarese  Lorenzo Costa (1460-1535).  Ma è al suo interno che la chiesa conserva i suoi tesori più belli che fanno di questo edificio un gioiello prezioso. Nell’abside è presente un ciclo di affreschi risalente al XVI secolo raffiguranti, nella parete di sinistra,  un’ultima cena, in quella in fondo i Santi Rocco e Sebastiano mentre nella volta a botte è presente un Padre Eterno con i quattro Evangelisti. Lungo il perimetro inferiore  vi sono invece  alcuni medaglioni raffiguranti personaggi illustri in uno dei quali è stato  riconosciuto  il volto di Dante Alighieri. Il tutto è completato dai resti di un altro affresco del XIV secolo di probabile  scuola toscana quindi fra i più antichi della montagna,   presente sulla parete di sinistra che raffigura una Madonna della Cintura in trono attorniata da angeli. grecchia
A poche centinaia di metri da Gabba si trovano i resti della chiesa di Grecchia, anch’essa di antichissima origine e sede di un castello. L’esistenza nel medioevo di due chiese così importanti ed antiche, e, forse, di due  castelli posti a poche centinaia di metri l’uno dall’altro  rappresenta un fatto assai raro per non dire unico nella montagna Bolognese. Fra l’altro questi due castelli “per lunga stagione si fecer guerra e di dilaniarono a vicenda, seguendo il primo (Gabba) la bandiera dé Guelfi, l’altro (Grecchia) le insegne dé Ghibellini… questi due castelli e le case che ne contorno si aggiunsero diedero origine a due distinte parrocchie”. Altra stranezza è che per diversi secoli, a partire dal 1569, le due chiese furono unite in un'unica parrocchia sotto la dipendenza di Grecchia. Frutto della riedificazione compita nel XVII secolo la chiesetta presentava fino a qualche anno fa, prima che una frana la inghiottisse quasi completamente, i caratteri tipici dello stile romanico con forma a capanna dotata di un tozzo campanile con bifora  Internamente erano presenti cinque altari  e, a dimostrazione della sua importanza, un bellissimo apparato a terzo “che forse non trovasi in egual ricchezza in molte collegiate e cattedrali d’Italia”. Purtroppo dell’antica e misteriosa storia di Grecchia rimane oggi solo il campanile che, come un vecchio guerriero ormai  rassegnato, sembra attendere senza più speranza l’ultimo sussulto della terra prima di scomparire definitivamente.

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