Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
GRANAGLIONE

Superficie  Kmq 39,59
Cap. 40030 Pref.telefonico 0534

STORIA -   Nel  territorio  di Granaglione, esattamente in  località  Castel Caprone, furono  rinvenute alcune monete  d'oro  d'epoca  romana raffiguranti  gli imperatori Tiberio e Giustiniano. Fino a  tutto il Medioevo il confine fra Pistoia e Bologna era posta molto  più  valle dell'attuale, e correva verosimilmente dalla  confluenza del torrente Silla col fiume Reno a Rocca. Un vero e proprio cuneo all'interno del territorio bolognese che  divenne  oggetto di contesa e  feroci lotte fra  Bologna  e Pistoia,  con continui  capovolgimenti di fronte. In  particolare il territorio  di Granaglione viveva l'ambiguità  di dipendere civilmente da  Pistoia (attraverso il centro amministrativo  di Stagno) ed ecclesiasticamente dal vescovo di Bologna (attraverso a chiesa di Succida, oggi Capanne). Dopo la morte di Matilde  di Canossa, Bologna palesò apertamente le proprie mire espansioni­stiche  verso  questa zona. Quando nel 1204 Firenze,  in  lotta contro Pistoia, chiese aiuto a  Bologna,  quest'ultima non  si lasciò sfuggire l'occasione per concretizzare la sua egemonia  su Granaglione. La nobiltà montana, dopo un momento di indecisione, si schierò dapprima  con Bologna  e  poi, improvvisamente, la  abbandonò  consentendo così  alle truppe di Pistoia di  sconfiggere pesantemente quelle bolognesi. Le lotte terminano dopo  l'inter­vento del cardinale Ugolino d'Agnani, Vescovo di Ostia,  invitato da Papa Onofrio in qualità di paciere. Il 16 giugno 1219 a Viter­bo venne sottoscritto dalle parti un accordo nel quale si stabilì che  Granaglione e Succida sarebbero rimasti soggetti  a Bologna mentre  Pavana, Frassignoni e Sambuca  sarebbero passate  sotto Pistoia.  Inoltre i Pistoiesi furono condannati a ricostruire  le case di Granaglione, Capugnano e Capanne distrutte dagli abitanti di Sambuca nel corso delle varie lotte . Definiti i confini, il Comune di Bologna provvide  immediatamente a fortificare l'intero territorio imponendo una ferrea organizzazione amministrativa.  Granaglione inizialmente venne posto alle dipendenze  di un "Podestà della montagna", successivamente  fece parte  del capitanato di Castel Leone (Bombiana), ed  infine  del vicariato di Capugnano. L'allora  Consiglio Comunale era composto da 24 membri,  i  quali restavano  in carica per tutta la vita e trasmettevano la carica di  padre  in  figlio. La divisione dei  membri  all'interno  del consiglio era la seguente: otto di Granaglione, otto delle Capan­ne e altrettanti dei Boschi. A capo vi era un Massaro,  estratto a sorte fra i ventiquattro componenti del consiglio, che  restava in carica un anno, coadiuvato da tre consiglieri, un cancelliere, un  banditore,  due acquaioli, due stimatori, un saltaro  ed una guardia.  Nel 1887, a seguito del notevole sviluppo che ebbero le  comuni­cazione ed il conseguente aumento di importanza di tutti i  paesi posti lungo il fondovalle, il Municipio venne trasferito a Molino del Pallone. Una situazione che si  è accentuata con  il  passare del tempo, tant'è che oggi i numerosi ed antichi borghi dissemi­nati nella parte più  elevata del territorio risultano semi abban­donati mentre sempre maggiore  importanza hanno assunto i  centri  posti lungo la Statale Porrettana, fra  questi soprattutto Ponte della Venturina che attualmente è  il maggiore  insediamento del Comune.

IL BORGO -  All'entrata di Granaglione si erge maestosa l'antica chiesa dedi­cata  a  San Nicolò,   della quale   purtroppo  non  si   conosce l'esatta  epoca di costruzione. Le  prime notizie documentate su questo edificio risalgono al 19 ottobre 1220,  mentre  l'attuale costruzione   è il frutto di  diversi rifacimenti e sistemazioni eseguiti fra il XVII ed il  XVIII secolo. Si tratta di un  edifi­cio  che  ricalca una  tipologia architettonica  assai diffusa sull'Appennino: due file di cappelle delimitano, sui lati lunghi, un ampio spazio rettangolare coperto a volta.  Sui lati corti, da una  parte  si  trova la facciata con l'ingresso  principale e dall'altra la cappella maggiore costituita da un corpo in  pianta quadrata, contenente l'altare maggiore e da un'abside  semicirco­lare  contenente il coro e la pala. All'interno, fra i pregevoli arredi sacri, la pala dell'altare maggiore di scuola del  Francia raffigurante l'incoronazione della Vergine con in basso i  Santi Giovanni Battista, Lorenzo, Nicolò, Agostino, Stefano,  Giovanni Evangelista, Rocco e Pellegrino. Inoltre,  diverse tele del XVI e XVII secolo, un interessante crocefisso ligneo del tardo Quattrocento ed una "pietà", in cotto policromo, della fine del  Cinquecento.  Accanto alla chiesa si trova  l'oratorio cinquecentesco della Compagnia dello Spirito Santo, di pianta rettangolare  con tetto a capanna ed elegante colonnato in pietra sul lato  destro. L'edificio rappresenta una interessante testimonianza di religio­sità popolare. Circa l'etimologia  del nome  Granaglione, alcuni studiosi ipotizzano una possibile derivazione dalla voce  germa­nica "warner" = guardarsi e "waren" = osservare, che è la  stessa radice che ha generato i vocaboli italiani: guarnire e guarnigione, guardare e guardia. Quindi luogo fortificato, di osservazio­ne, significato che  ben si addice a questo  luogo.  Non lontano da Granaglione troviamo il Santuario della Madonna di Calvigi sorto nel luogo in cui, fra il 1520 ed il 1550, l'allora rettore  della  chiesa di San Nicolò di Granaglione  don Simone Vivarelli, miracolosamente scampato ad una frana fece  dipingere su di un sasso un'immagine della Madonna. All'epoca della  grande peste  del 1630 gli uomini di Granaglione  vi costruirono, quale ex-voto, una piccola chiesetta che divenne con il tempo  oggetto di notevole culto, alimentato  da notizie di prodigiose guarigioni. L'attuale edificio è il risultato di diverse ristrutturazioni, ultima  quella eseguita nel  corso dell'Ottocento.  Conservaall'interno  una tela  tardo seicentesca raffigurante  i Santi Giovanni Battista e Antonio da Padova, nonchè‚ diversi ex-voto  di fattura ottocentesca.

BORGO CAPANNE -  Caratteristico  ed antico borgo, abbarbicato alla montagna,  che conserva ancora numerose testimonianze della sua antica origine. In  particolare  una casa torre quattrocentesca con finestra  decorata da mammelle (simbolo di fecondità) ed un piccolo orato­rio ottocentesco. Prima del paese sorge l'antica pieve  dedicata ai Santi Giovanni Battista e Pietro, nota anticamente con il nome di "Succida", menzionata per la prima volta nel Diploma di Ottone III  del 998.  Questa Pieve rappresentà  un importante centro civile  ed ecclesiastico dal quale dipendevano numerose chiese.  L'attuale  edificio,  frutto del  rifacimento eseguito nel  corso del  XIX secolo, conserva all'interno  una tela raffigurante  i Santi Patroni  del XVII secolo ed una graziosa  Via Crucis del Settecento.
 
LUSTROLA - Borgo di particolare pregio che conserva ancora intatte le caratteristiche architettoniche originarie.  Le case attaccate l'una a ridosso dell'altra,  le piccole volte che collegano le diverse borgate, le stradine acciottolate, conferiscono  al  paese  un fascino particolare, tutto da scoprire. Di rilievo  un edificio quattrocentesco  con affresco murale e portale a sesto acuto  che reca, scolpito sull'arco, due chiavi incrociate,  ricordo della sua antica appartenenza ecclesiastica. Nella parte alta del paese sorge  la chiesa parrocchiale, dedicata a San  Lorenzo  Martire,  menzionata fin dal XIV secolo, completamente ricostruita nel 1707 e  restaurata  nel  1962. All'interno vi si trova  un pregevole altare di pietra scolpita con al centro, in rilievo, una croce ed ai  lati  i Santi Lorenzo e Filomena. Realizzato  all'inizio  di questo secolo dallo scalpellino locale Giuseppe Lenzi  l'altare, che è stato ricavato da un unico blocco di arenaria,  rappresenta un   raro esempio di arte locale. Da segnalare inoltre  una  tela seicentesca raffigurante  "San Lorenzo che riceve la palma del martirio",  ed l'altra  "I Santi Rocco e Sebastiano" datata 1779.  L'adiacente campanile è di probabile origine medioevale.

MOLINO DEL PALLONE -  Piccolo  paese vocato alla villeggiatura estiva,  che si estende  lungo la sponda sinistra del fiume Reno. Sorto dopo il  1863  a seguito dell'apertura al traffico del tratto ferroviario Bologna-Pistoia, vi si trova la chiesa dedicata al Sacro Cuore dell'Imma­colata di Maria, eretta a parrocchiale nel 1964. Per la posizione centrale  che occupa rispetto all'intero territorio comunale  nel 1887  divenne la sede del municipio. Circa la sua strana  denomi­nazione  pare  derivi da "Molino Ballone", un vecchio mulino ad acqua,   presente in questa zona, utilizzato soprattutto  per  la macinatura delle castagne.

BIAGIONI -  Posto lungo la strada provinciale Venturina-Pracchia, Biagioni  è un  borgo di antica origine, oggi completamente  trasformato.  La chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, costruita nel 1642, è stata ampliata nel 1776. Nella piazza del paese sorge il  monumento dedicato ai martini del nazifascismo ed alla  resi­stenza (inaugurato il 25 aprile 1974), costruito per volontà   di 17 comuni, due Provincie e due Regioni.

BOSCHI -  Di  particolare  interesse la chiesa  dedicata  a  Sant'Agostino, edificata  nel 1559 ed interamente ricostruita nel  1792,  epoca alla quale risalgono anche i preziosi arredi sacri  che la ador­nano, in particolare sei candelabri di ottone, datati 1678,  che  riportano l' effigie del Patrono. Le anguste e selvagge valli che caratterizzano  il territorio di Granaglione, in  particolare  la selvaggia valle del Randaragna,  sono  disseminate  di numerosi borghi di indiscusso valore storico-architettonico. Ricordo: Casa Boni  (dove sorge un piccolo oratorio dedicato  alla  Santissima Annunziata edificato nel XVII secolo),  Casa Forlai, Casa  Nasci,  Casa Calistri (con la chiesa dedicata a San Pellegrino costruita nel 1660), Casa Lazzaroni, Casa Pacchioni, ed altri  ancora  che rappresentano degli splendidi esempi di quella tipologia edilizia appenninica  che  ha fatto della pietra e  del legno (materiali tipici dell'ambiente montano) i loro elementi caratterizzanti.  I tetti coperti di lastre di arenaria, le finestre scolpite secondo l'antica simbologia comacina, i portali datati, le strette viuzze lastricate  ed  oggi - purtroppo -  il  silenzio  dell'abbandono, fanno di questi borghi una meta suggestiva.

VIZZERO -  Posto a ridosso del confine toscano (a soli  27 chilometri  dalla provincia  di  Pistoia), questo borgo, sorto attorno al 1300  per opera  di  un gruppo di fuoriusciti ghibellini,  passò  nel  1506 sotto  lo Stato Pontificio. Vi troviamo la  chiesa  parrocchiale  dedicata  a San Michele Arcangelo edificata nel 1816 in sostitu­zione di un precedente oratorio eretto nel 1666


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