Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
GRIZZANA MORANDI 

Superficie  Kmq 77
Cap. 40030 Pref.telefonico 051

STORIA -  Nel  territorio di Grizzana   sono stati rinvenuti diversi reper­ti  etruschi,  fra questi due celebri statuette votive  databili attorno al V secolo a.C., facenti parte del santuario di  Montea­cuto Ragazza. Una presenza, quella etrusca, dovuta al  fatto che questo  territorio,  trovandosi  lungo l'asse: Spina,  Felsina, Marzabotto, Fiesole, Populonia, rappresentava la base ideale  per il superamento dei valichi appenninici e per tutte quelle attivi­tà  di scambio con le vicine popolazioni liguri e friniate. Funzione  che Grizzana conservò anche durante l'epoca romana la  cui presenza  è documentata da diversi reperti e toponimi.  La  zona venne poi attraversata dalla linea di confine   che divideva   la "Romania" bizantina  dalla "Tuscia" longobarda, divisione  imper­niata sulla confluenza fra i fiumi Limentra e Reno. Una situazio­ne che ha influenzato a lungo le vicende di questo territorio che continuò ed essere - formalmente - diviso in due parti. La  parte meridionale fece  parte del marchesato di  Toscana,  controllato dagli  Attoni, mentre la parte settentrionale venne  assoggettata al comune di  Bologna.  Durante il medioevo, il territorio di Grizzana entrò a fare parte prima del feudo dei Signori di Monzuno e poi di quello dei conti di  Panico, che lo fortificarono con la costruzione  di  alcuni castelli: Pian di Setta,  Prada, Savignano, Tavernola, Veggio e Vimignano. Per la sua posizione di confine questa zona divenne il teatro  di  aspre e sanguinose lotte fra i Panico ed i  Conti  di Prato, passando alternativamente ora sotto gli uni, ora sotto gli altri. Fu proprio  questa continua lotta fra forze feudali bolo­gnesi  e toscane la caratteristica dominante di gran parte  della storia  di Grizzana. Attorno ai primi anni del XV secolo la  zona passò sotto il dominio del comune di Bologna che, a scopo  caute­lativo, smantellò  progressivamente tutte le fortificazioni  pre­senti. Il  comune di Grizzana è una istituzione relativamente recente (nata dal  riordinamento amministrativo  imposto  dal Governo Napoleonico),  e rappresenta l'artificiosa unione di  diverse  e distinte  entità storiche. La  prima sede di questo nuovo  Comune venne posta a Tavernola mentre, attorno al XVI secolo, non essen­doci nel paese abitazioni idonee ad ospitare la sede del  munici­pio  venne trasferita al palazzo Turrini nel territorio di Prada.  Infine, con il progressivo affermarsi delle vie di comunicazione del fondovalle, il municipio fu trasferito a Grizzana (autorizza­zione provinciale del 12 marzo 1866). Nel 1872 il Comune assunse il  nome di Grizzana modificato, l'11 maggio  1988,  nell'attuale Grizzana Morandi come omaggio al grande artista bolognese che qui amava trascorrere le proprie vacanze estive.

IL BORGO -  A Grizzana troviamo la chiesa parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo, menzionata fin dal 1300. L'attuale edificio,  che  ha subito diversi interventi di restauro, è il frutto della ristrut­turazione avvenuta nel 1755  di un edificio preesistente costrui­to nel 1675 dall'allora  parroco don Lorenzo Mingarelli. All'in­terno  della  chiesa sono conservate due tele del  pittore  Luigi Crespi (figlio  del più noto Giuseppe Maria) raffiguranti  "Il Beato Giovanni Canetoli" e "San Luigi Gonzaga", alcune opere del pittore bolognese settecentesco Valerio Mariani ed un "Sant'Anto­nio da Padova" di scuola del Guercino, opera eseguita nel 1677 su commissione del parroco Lorenzo Mingarelli. Nel nuovo palazzo Comunale è  sorto  recentemente un centro  di studi  intitolato a Giorgio Morandi con lo scopo  di illustrare, attraverso  la  raccolta  di documenti ed  oggetti,  gli aspetti  storici e naturalistici dell'Appennino bolognese. Nei  pressi del Capoluogo da segnalare il borgo  fortificato  di Casigno,  noto fin dal 1329 per una casa qui posseduta dai conti di Panico,  con  una torre  risalente al XIV  secolo  ed alcuni edifici tre-quattrocenteschi  arricchiti da portali  e finestre coeve. Il cinquecentesco edificio rurale del Palazzo, anticamente chiamato  il  Brolo (l'orto), raro esempio  di  edificio agrario signorile, appartenuto fino a tutto il Settecento alla  famiglia Ranuzzi di Prada il cui stemma,  datato 1680, compare ancora  sul portale dell'edificio.  Infine,  oltrepassato a Riola il ponte sul fiume  Reno, troviamo due edifici che certamente incuriosiscono  anche il più distratto dei tanti viaggiatori che percorrono la Porrettana. Il primo,  la chiesa costruita nel 1976 su progetto del famoso architetto fin­landese Alvar Aalto che ricevette l'incarico ufficiale dal Cardi­nale Giacomo Lercaro il 16 novembre 1965. Dieci lunghi anni  di studi  e  visite presso il brullo letto del fiume  Reno,  che  la mente di Aalto già  vedeva trasformato in uno dei luoghi di  culto più eleganti e suggestivi d'Italia, sono occorsi per l'ideazione di questo edificio. La chiesa, completata dopo la morte di Aalto, non solo  è  una sorta di testamento spirituale ma anche il segno di una grande volontà  popolare che ne ha permesso la realizzazio­ne.  Un  simbolico incontro fra passato e futuro  che  Aalto  ha voluto suggellare  in  questa piccola  località  dell'Appennino bolognese. L'altro edificio è la  Rocchetta Mattei, uno specie di  castello  posto in bella evidenza sulla sponda destra  del Reno, dalle forme orientaleggianti vivacemente decorato, fatto costrui­re  dal conte Cesare Mattei, un estroso medico non convenzionale che praticava la elettromeopatia. Si tratta di un edificio  dalla forma irregolare, dove le merlature si avvicendano a torrette  di varie forme, a cupole, a loggette che  richiamano stili ed epoche diverse. All'interno  è un susseguirsi di  ambienti  di  diverse forme  e  dai  toni cromatici accesi, collegati fra di loro da numerose scale  e cortili.  E' stato  progettato  dallo  stesso Mattei,  che ne  posò la prima pietra il 5 novembre 1850.  L' edificio,  di dubbio gusto estetico, trasmette comunque  al  di­stratto viaggiatore della Porrettana un fascino ed una suggestio­ne particolari.
 
TAVERNOLA -  Antico ed importante centro amministrativo, vi si può ammirare la chiesa dedicata a San Giovanni Battista, nominata fin dal  1378, che passò nel 1530 ai frati Olivetani di Monghidoro. L'edificio,  interamente ricostruito attorno al 1840, conserva al suo  interno diverse  tele di pregio fra le quali una tavola raffigurante  la   "Madonna  col Bambino" attribuita a Lippo di Dalmasio  (uno  dei maggiori pittori devozionali bolognesi del 1300), ed un "Battesi­mo  di Cristo" del pittore Bartolomeo Morelli detto  il Pianoro.   Nei pressi di Tavernola troviamo: il nucleo trecentesco di Stanco di Sotto, caratterizzato da alcuni edifici  di pregio, arricchiti da portali a tutto sesto, un balchio, una  finestra il cui davan­zale è  sostenuto da due mammelle ed un oratorio ottocentesco  con due piccoli campanili a vela sulla facciata; il borgo di  Castel­laro (secolo XIV), dotato di torre, che fu sede  del  comune  di Tavernola. Infine il piccolo nucleo di Valle, anch'esso di origi­ne  trecentesca.
 
MONTOVOLO -  Posto al centro del tricuspidato gruppo del monte Vigese , Monto­volo (mt.962), fiancheggiato  da un lato dal picco di  Cantaglia (sede  di un potente castello appartenuto ai Conti di Panico), e dall'altro  dalla  vetta  del Vigese  (mt.1115), rappresenta  la località  artisticamente più significativa  dell'intera   zona.  L'antico nome di questo monte, detto Palense, cioè luogo dedicato alla dea Pale, protettrice delle messi, ha fatto nascere l'ipotesi  della presenza di un antico insediamento romano. Alcuni  stu­diosi dell'etimologia  invece  ne fanno  derivare  il  nome  dal vocabolo "palea", paglia. Vero è che nel mese di maggio si  cele­bravano  le  feste dette "palilie", cerimonie  che  consistevano nell'offrire  latte e miele e poi dare fuoco a grandi  mucchi  di paglia che i pastori dovevano saltate. Sulla vetta  di  Montovolo si erge il santuario dedicato a Santa Maria. Relativamente   alla sua fondazione    non si hanno date certe, anche  se  i  resti dell'antica cripta romanica fanno pensare all'esistenza di  una  precedente costruzione, posteriore al X secolo. Le prime notizie  su questo Santuario  risalgono al 1054 epoca nella quale Adalfre­do, vescovo di Bologna, donò la chiesa ai suoi canonici. L'attua­le  edificio, ricostruito nel XIII secolo a seguito di un  incen­dio, presenta una struttura a navata unica con capriate a  vista coperta con volte  a crociera e presbiterio rialzato. Di partico­lare bellezza il  portale datato "1211 ROIP " (Regnando l'impera­tore  Ottone  IV di Brunswich) e   diverse opere  d'arte  fra  le quali un affresco votivo quattrocentesco raffigurante la Madonna tra i Santi Sebastiano e Rocco, un interessante crocefisso ligneo medioevale (trasferito per ragioni di sicurezza) ed una  "Madonna con  Bambino"  scolpita su di un tronco  in  stile  tardogotico (secolo  XV) posta sull'altare maggiore ed  oggetto  di grande devozione.  A poca distanza dal Santuario, sopra un'altura, sorge  l'oratorio di  Santa Caterina d'Alessandria, costruito nel XIII  secolo dai maestri comacini. Al suo interno è conservato un maestoso  ciclo di  affreschi,  databili all'incirca verso la  seconda  metà  del 1400, dei quali non si conosce con esattezza l'autore. Il  ciclo comprende  scene della vita di Santa Caterina e del suo martirio.
 
VIMIGNANO -  All'interno del paese troviamo la chiesa parrocchiale dedicata  a San Lorenzo Martire, costruita nel 1022, dotata  di  un   ricco arredo interno con diverse tele settecentesche di scuola bologne­se ed  altari barocchi in finto marmo.  L'adiacente  campanile,  che risale ai primi del 1500, presenta affreschi coevi e capitel­li  del  periodo protoromanico provenienti probabilmente  da una  chiesa precedente. Nei pressi di Vimignano sorge il nucleo della Scola,  sicuramente il più  interessante e meglio conservato dell'intero Appennino, la cui presenza è documentata  fin dal 1385, anche se alcuni studiosi lo fanno risalire addirittura al VI secolo, epoca nella  quale il  crinale appenninico rappresentò il  confine  fra  l'esarcato Bizantino e gli invasori longobardi. Sulla piazzetta del borgo si affacciano  due imponenti  edifici,  appartenuti  entrambi  alla nobile  famiglia di origine pratese dei Parisi. Il primo,  dotato di  feritoie ai lati del portale e scritta "Ostrum non  hostium", conserva all'interno  un ampio salone con affreschi ed un  camino cinquecentesco. L'altro, incorpora al centro una torre e presenta feritoie sotto le finestre ed una  meridiana di fine '700. Sopra l'arco del portale d'ingresso sono visibili i resti di uno stem­ma, probabilmente della famiglia Parisi.  Addentrandoci nel borgo spiccano una torre decorata nella  fascia sottogronda con  affre­schi floreali, due oratori e numerose finestre e portali lavorati a scalpello. Molto interessante il loggiato pensile sostenuto  da tre colone squadrate  e l'oratorio dedicato a San Francesco  del XVII  secolo. Altri nuclei interessanti sono  il quattrocentesco borgo di Campolo, dotato di casa con  balchio ed una torre ribassata  con bella finestra ogivale. Proseguendo oltre si giunge  al piccolo  nucleo di Sterpi che presenta alcuni  portali  del  XVI secolo, una   loggetta al piano rialzano ed  un affresco murare (secolo XIX), raffigurante due donne, delle quali una a cavallo, con dei fiori in mano. Infine la casa-torre di Ca' Dorè‚ (toponimo che significa Casa del Rio), pressoché  intatta nella sua struttu­ra cinquecentesca, con finestra a sesto acuto e concio con  croce scolpita a rilievo, che presenta all'interno un  camino, datato 1510, decorato con simboli comacini.
 
MONTEACUTO RAGAZZA -  All'entrata  del paese troviamo la casa-torre del Poggio  (secolo XVI) con elegante balchio che conserva la  travatura  originaria cinquecentesca  e la chiesa parrocchiale dedicata a  San  Savino, ricostruita nel 1366 sui resti di un precedente edificio. Accanto alla  chiesa  si trova la canonica, un  imponente edificio con portale datato 1762. Lungo la strada che conduce a  Vimignano  si trova  il borgo fortificato della Macina, un esempio  pressoché integro  di edificio rurale fortificato del XV secolo. Il  nucleo  presenta  diversi elementi architettonici difensivi:  bertesche, feritoie, archibugiere, ecc.
 
PRADA -  Al centro del paese sorge la chiesa dedicata ai Santi Martino  ed Antonio, nominata fin dal 1336. L'edificio, rovinato da una frana costrinse  il trasferimento del luogo di culto  presso un  vicino oratorio   che venne  ampliato a cura del  parroco  Don  Antonio Ramazzotti (erede del famoso condottiero originario di Monghidoro Armaciotto  dei Ramazzotti). L'edifico è  in  pessime condizioni,  mentre una nuova chiesa è stata costruita nel 1962-63 in località Torricella a Carbona. All'interno è conservato una bella raffigu­razione  dei  Misteri del Rosario del  pittore  faentino Felice Giani, proveniente dalla chiesa vecchia.
 
VEGGIO -  Il  nucleo  di Veggio fu sede, attorno al XII secolo, di  un  castello appartenuto con ogni probabilità alla famiglia dei Panico. Presenta  ancora  alcuni edifici di origine  cinquecentesca,  con portali, mammelle, un architrave inchiavardato di legno ed alcuni conci scolpiti fra i quali uno datato 1605. La chiesa parrocchia­le, dedicata a San Giovanni Battista, raccoglie l'eredità  spirituale di due parrocchie ora scomparse: San Lorenzo di Tudiano  e Santa  Maria di Castello, entrambe trasformate oggi  in oratori. L'edifico venne costruito verso la fine del 1700. Nei  pressi  di  Veggio da segnalare: i nuclei di  Ca' Benassi, chiamato anticamente La Strada, il cui nome deriva da Benassio di Veggio che  nel 1460 possedeva qui una casa; la casa-torre  del Poggio,  di origine cinquecentesca, che conserva ancora scolpiti su architravi e stipiti diverse date e stemmi, in particolare  un concio che reca la scritta "Sante Michele"; il piccolo nucleo  di Castelvecchio di chiara origine cinquecentesca, con alcuni edifi­ci di particolare valore architettonico, in particolare un porta­le trecentesco a tutto sesto. Infine l'oratorio di Tudiano,  che sorge vicino all'omonimo borgo sede un tempo del castello,  dedi­cato a San Lorenzo, con un piccolo campanile a vela risalente  al XII secolo, presenta un interessante  affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna con il Bambino.

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