Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
MONZUNO

Superficie  Kmq 65
Cap. 40036 Pref.telefonico 051


STORIA -   La  storia del territorio del comune di Monzuno  è  caratte­rizzata dalla presenza  di due distinti centri ammini­strativi: quello ecclesiastico presso la pieve di Montorio, dalla quale dipendevano ben 42 parrocchie, e  quello civile  presso  Monzuno. Nel corso del Medioevo la zona appartenne ai Conti di Monzuno, di parte  guelfa  il cui dominio si estese su un  vasto territorio  avente   notevole  importanza commerciale,  che   comprendeva i centri  di Monzuno, Elle, Bibulano, Zanetto, Castel  dell'Alpi  e Grizzana. Nel  1200 queste terre vennero infeudate a favore  di Guidone  da Monzuno il quale  cedette ad Ugolino  dei Conti  di Panico, famiglia  nemica  dei Conti di Monzuno,  parte dei propri beni e  fra questi: Grizzana, Bibulano, Castel dell'Alpe  e  la quarta  parte di Monzuno. Come  gran parte  dell'Appennino anche questa zona divenne teatro di aspre e sanguinose lotte  feudali, caratterizzate da  repentini capovolgimenti di fronte che  ebbero conseguenze nefaste sulla popolazione civile.  Fra i tanti episo­di citiamo  la congiura contro i Visconti  dell'anno  1335,  la ribellione contro il legato Pontificio Cardinale Egidio Albornoz del  1371, ed  infine  nel 1376, a seguito di  un  tentativo  di congiura non riuscita  per consegnare Bologna  nelle  mani del marchese d'Este, la completa distruzione del castello di Monzuno. Alla fine del 1400  Monzuno divenne un commissariato alle dirette dipendenze di  Giovanni II Bentivoglio (in pratica una specie  di contea personale separata dal resto del territorio), e del quale facevano parte anche gli antichi borghi  di Scalcoli,  Anconella, Vado,  Brigadello, Gugliara, Santa Cristina,  Ripoli, Confiente, Camugnano e Polverara. Nel 1510 il cardinale legato nominò  conti  di Monzuno la famiglia dei Manzoli, titolo revocato tre anno dopo da  Papa  Leone  X a seguito di una  contestazione  avanzata  dai Bentivoglio.  Nonostante  ciò  la famiglia Manzoli continuò per diverso  tempo ad accampare  diritti (in pratica le tasse  !)  su uesto  territorio.  Per vedere conclusa  questa controversia   a favore degli abitanti di Monzuno occorre  attendere fino al 1644. A  seguito della riorganizzazione  amministrativa  imposta dal governo Napoleonico, il 5 marzo 1803, Monzuno venne costruito  in comune autonomo.

IL BORGO
- Si  ipotizza  che il toponimo  Monzuno derivi  dal  latino  "Mons Junonis". Interessante la pieve dedicata a San Giovanni Evangelista,  già nota fin dal  XIV secolo,  mentre  l'edificio attuale risale alla fine del secolo scorso.  Prima del Capoluogo si trova il cinquecentesco nucleo di Agadello di  Sotto (o Lagadello), con casa-torre, pressoché integra,  che  presenta  scolpito  su di un portale lo stemma  dei Bentivoglio. Abbandonato  Monzuno,  lungo  la strada comunale  che conduce  a Brento,  incontriamo l'Ospitale, antico edificio con funzioni  di asilo  per i viandanti, dipendente dall'Abbazia vallombrosana  di San  Pietro di Moscheto che conserva frammenti della sua  origine trecentesca. Altro edificio interessante è la casa rurale di Ca' Barbieri,  risalente  al XVII secolo. Dirigendosi  verso Monte Adone  (mt.965), troviamo il caratteristico  nucleo delle Croci, secolo  XVI, pressochè integro nelle sue strutture architettoniche.  Da segnalare infine il nucleo di Riomaggio, con  torre  che conserva sulla facciata due finestre di eccezionale valore architettonico. Una  presenta al centro  dell'architrave  uno  stemma (probabilmente della famiglia Gnudi)  e sui lati la spirare e  la rosa mentre sugli stipiti sono scolpiti il monogramma di  Antonio Gnudi,  la data 1465 ed il monogramma di Cristo.  L'altra  invece rappresenta l'unico esempio conosciuto sull'Appennino  di  fine­stra a doppio arco gotico.

 
MONTORIO -  Fu sede di un'antica e vasta giurisdizione plebana. La pieve  di Montorio,  dedicata  a San Pietro anche detta  di Sambro  per  la vicinanza  con l'omonimo torrente, venne unita nel XVI secolo al monastero di San Michele ad Alpes di Monghidoro retto dai   frati Olivetani. All'interno sono presente pregevoli  arredi sacri  fra i  quali una tela seicentesca che riproduce l'opera  del  pittore Alessandro Tiarini "Santa Francesca Romana". Sulla  piazza del paese  si affacciano alcuni antichi edifici, in  particolare  un palazzo  con torre datato 1569, con scolpito su di un concio tre fiori stilizzati.  A poca distanza dall'abitato sorge l'imponente torre di Montorio, situata su di uno sperone di roccia che domina le valli del Setta e  del Sambro questo edificio faceva parte un tempo  di  un  più ampio e potente castello. Le prime testimonianze certe su questo edificio risalgono al 1170, epoca nella quale Richilde donò  parte dei suoi possedimenti (fra i quali anche Montorio) a  Scolastica, badessa del monastero di Santa Cristina di Settefonti. Giunti nel cortile antistante la Torre il visitatore si troverà  dinnanzi  ad un'ampia  facciata che riassume i diversi interventi subiti nel tempo  di questo edificio:  le tracce dell'originaria   merlatura  guelfa, alcune  balestriere a forma di T poste  a difesa  della  porta d'ingresso ed una scalinata ottocentesca, il tutto  sormon­tato  da  una  fila di merli ghibellini aggiunti nel  corso  del settecento.  All'interno è ancora perfettamente leggibile   l'an­tico "receptum",  luogo dove la gente del contado, in  caso  di pericolo, poteva rifugiarsi assieme al bestiame. La torre vera  e propria   costituita da due parti, l'edificio  originario, con  visibili i resti di un portale, di quattro finestre a tutto sesto e  di una bertesca, e l'addizione cinquecentesca,  voluta  dalla famiglia Castelli. Sempre nelle vicinanze di Montorio possibile ammirare il "castello" di Elle, si tratta in realtà di un  edificio  risalente  del XIV secolo, modificato  successivamente con l'aggiunta  di elementi che conferiscono al fabbricato l'aspetto  di  un  castello, funzione che in realtà non ha  mai  svolto.  La prima menzione di questo luogo risale al 1104 mentre, sull'archi­trave  di una finestra della casa colonica adiacente,  è visibile la data 1540. Vi si può ammirare infine il settecentesco oratorio di San Mamolo.

BRENTO
-  Località  che  ebbe per tutto il Medioevo una  grande  importanza civile  ed amministrativa. Possesso regio e come tale donato  dal Re  longobardo  Astolfo  all'abbazia Benedettina  di  Nonantola. Interessante  la chiesa dedicata a Sant'Ansano, già nominata  fin  dal V secolo, ricca di una storia in gran parte ancora tutta  da scoprire.  Nel 1293 il Vescovo di Bologna donò  questa  chiesa  ai padri  Serviti  di Bologna, che la conservarono  fino  al  1632.  Attualmente  restano  poche tracce  delle mura della chiesa trecentesca mentre dell'oratorio che sorgeva vicino a Sant'Ansano  è ancora visibile parte dell'abside romanica.

 
TRASASSO -  All'interno  della chiesa parrocchiale dedicata a San Martino  di  Tours,  di probabile origine longobarda  interamente  ricostruita nel 1850, sono conservate due belle tele raffiguranti la "Madonna e Santi" eseguite, quella sull'altare maggiore,  dalla  pittrice  Elisabetta Sirani nel 1665  e l'altra da Luigi Crespi nel 1761. Abbandonato il nucleo di Trasasso  proseguendo verso Madonna  dei  Fornelli  si  incontrano   il nucleo di Nascè,  secolo XV,   ben  conservato  per struttura e tipologia; il Mulino  dell'Allocco, edificio intatto di recente costruzione (secolo XIX), con portico sulla  facciata;  l'antico nucleo di Cabrigana  con  edifici  di fattura  seicentesca;   l'edificio rurale di Campaduno  con  due portali cinquecenteschi scolpiti:  uno  raffigurante una testa di cavallo  con  ai lati due rose, l'altro che  reca  sugli stipiti  quattro  rose; infine l'edificio della Serra, con portali  datati 1635 e 1786.

RIOVEGGIO
– Località  nota fin dal Trecento in quanto sede di  un  importante  mercato. Attualmente l'unica testimonianza antica è  il  frammento di un architrave datato 1440 con stemma della famiglia dei Monzu­no.  A poca distanza da Rioveggio sorgono  la casa-torre  di  Ca'  Marsigli,  databile attorno al XV secolo che presenta interessan­ti particolari architettonici ed il Mulino dei Cattani,  piccolo nucleo di origine quattrocentesca, che prende il nome dai signori  del  luogo. Salendo da Rioveggio verso il Capoluogo  si incontra l'antico  borgo di Brigola con la chiesa dedicata a  San  Michele Arcangelo,  già esistente nel 1110, riedificata in stile  barocco  nel 1660, al cui interno sono conservati diversi  arredi sacri di valore  ed alcune tele coeve. Il nucleo di Rio  Maggiore,  secolo XV,  con  finestre scolpite, su una delle quali è  riportata   la  data  1465 e due decorazioni comacine. La casa-torre di  Ca'  dei Marsigli,  di fattura quattrocentesca con quattro  finestre  con arco  in cotto e mensole in pietra nonché due  portali tamponati anch'essi  in cotto.   Il borgo di Polverara  che  presenta  due  imponenti edifici dall'aspetto fortificato, una forma  intermedia fra  la casa e la torre, con finestre del XV secolo  delle  quali una  datata 1565.  Abbandonata la strada principale, salendo verso il Rio  Molinello  arriviamo  al   panoramico borgo di Gabbiano,  toponimo  prediale d'epoca romana (Gavius), con edifici risalenti al XVI secolo e la chiesa dedicata a San Giacomo già presente fin dal 1300  intera­mente  ricostruita nel 1660. La casa-torre di Ca' Davino  (secolo XVI)  che presenta diversi particolari architettonici di  rilievo in particolare,  all'altezza della colombaia, una figura antropo­morfa in pietra di tipo romanico  dalle sembianze di un mostro.


VADO
-  Questa località compare nell'887 con il nome di "Vadum fabricae" fra i beni posseduti dal Vescovo di Parma. Nel Trecento Vado  contava due  chiese, una posta all'interno del castello e dedicata a San Biagio, l'altra dedicata a San Giovanni battista di Serenico  che dipendeva  invece dalla pieve del Pino.  L'attuale edificio  di culto, raso al suolo durante l'ultimo conflitto bellico, èstato ricostruito nel primo dopoguerra


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