Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere

PASQUA


E’ la più antica ed importante delle feste cristiane, essa occupava  un posto centrale anche prima della nascita di Cristo. Gli ebrei, infatti, la celebravano e la celebrano tuttora per ricordare l’esodo del popolo d’Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè, che dettò la scelta degli alimenti e la loro preparazione. L’agnello maschio (d’età inferiore all’anno) arrostito intero, con testa e viscere, il pane senza lievito e le erbe amare. Per i cristiani, invece a Pasqua si festeggia la   Resurrezione di Cristo tre giorni dopo la morte per crocifissione, e vengono conservati come simboli l’agnello e il pane. Le due tradizioni coincidono invece nel ricordo dell’ultima cena. Le celebrazioni pasquali sono precedute dal  tempo di quaresima (dal latino quadragesima, ovvero quarantesimo giorno) comincia il mercoledì delle ceneri e dura fino al tramonto del giovedì Santo.  Una prassi penitenziale documentata a Roma fin dalla seconda metà del II secolo che iniziava con le Ceneri che inizialmente veniva imposte secondo un  rito d’origine gallicana ai soli penitenti e poi estesa a tutti i credenti a ricordo del destino mortale dell’uomo.  In quei giorni tutti è  triste e silenzioso, dal colore viola e quasi irreale dei paramenti che adornano l’entrata della chiesa,  al mutismo della campane sostituite dalla battole, semplici tavolette di legno dotate di un piccolo martelletto di legno che veniva azionato dal movimento della tavola stessa producendo un rumore di mitraglia che un tempo annunciavano le funzioni nei periodi lcoccettoiturgici in cui non si potevano suonare le campane.  


Finito il momento del dolore ecco la Pasqua, la festa della nuova vita. La gente richiamata dal primo caldo affolla la piazza nell’attesa della messa "grande" delle undici. L'immancabile bicchierino sorseggiato davanti al bar ha oggi un sapore diverso.  L'atmosfera è più naturale e rasserenante, si ha voglia di chiacchierare e s’indugia volentieri, bighellonando qua e la al centro della piazza nell'attesa del pranzo.   Un'aria di festa che iniziava già il sabato  quando a mezzogiorno venivano slegate le campane e tutti si precipitavano nel vicino fosso del Gurione per bagnarsi gli occhi  a protezione della vista rinnovando così il gesto dei guardiani del Sacro Sepolcro. In realtà i riti della Settimana Santa iniziavano  il giovedì con la veglia ininterrotta delle donne al Santo Sepolcro,  proseguivano poi il giorno successivo con  l'usanza di  andare  al cimitero (si credeva, infatti, che inginocchiandosi  sulla  terra  del  cimitero e  recitando  una preghiera in questo giorno avrebbe fatto acquistare la grazia) e terminavano la sera del venerdì Santo con la  processione lungo le strade del paese seguita dall’immancabile, solenne, Via Crucis.  Ma la Pasqua è anche la festa delle uova, simbolo del Cristo risorto e della speranza, protagoniste di alcuni caratteristici giochi   tradizionali. C'era il "Coccetto", nel quale un giocatore teneva l'uovo ben stretto in pugno a "culinsù" mentre l'altro con il proprio ci batteva sopra finché una delle due si rompeva ed era perduta. Oppure la "Ruzzolina" che si giocava dove c'era una piccola discesa (sulla piazza molto ambita era quella delle Are) lasciando ruzzolare a turno un uovo finché non andava a sbattere contro quelle degli altri vincendole. Che dire poi del "Fioreverdo", alcune foglie di   bosso da estrarre all'improvviso cantilenando "fioreverdo, vint un ovo!". Se a questo semplice richiamo il malcapitato non era in grado di rispondere mostrando un altro rametto di bosso veniva costretto a pagare un pegno: ovviamente l'ennesimo uovo

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