Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
POGGIOLFORATO (mt. 863)

Sconfitti da gente che vive nel cuore della pianura, lontani centinaia di miglia dal quel mare che aveva dato loro potenza e ricchezza.  Gente che non sa neppure cosa sia il grecale né il libeccio;  un disonore davvero difficile da sopportare. Chissà quali pensieri saranno passati per la mente dell’ammiraglio veneziano sulla via del ritorno dopo la sconfitta subita ad opera della flotta Bolognese. Già perché nel 1271, esattamente il 1° settembre,  a
molino del capoccadeva anche questo, che Bologna avesse una flotta talmente ardita e potente da sconfiggere in mare aperto quella veneziana. Gente davvero abile quei bolognesi che avevano saputo mettere a frutto ingegno e determinazione e costruire con i tronchi provenienti dai boschi dell’Appennino navi così agili e veloci da mettere in difficoltà qualsiasi nemico. Ma se possedere una  flotta per una città come Bologna rappresentava un fatto eccezionale, altrettanto straordinario era il modo con il quale la città si  approvvigionava del prezioso legname utilizzato in abbondanza anche per la costruzione delle case. Di questa antica storia fa parte anche il piccolo  borgo di Poggiolforato il cui nome deriva da poggio forato, ovvero monte tagliato, con riferimento proprio al  taglio della montagna realizzato nel 1293 dal Senato Bolognese per la costruzione di un canale “navile”, in grado di collegare il Dardagna con il Silla e da qui raggiungere la città. Erano gli anni in cui Bologna poteva permettersi di tenere prigioniero un re, Renzo figlio dell’imperatore Federico II,  ed erano anche gli anni in cui il commercio fluviale era cresciuto a tal punto da fare diventare il  “Canale di Reno” un’arteria di intenso traffico fra Bologna, Ferrara, il Po’ e l’Adriatico. La città si sviluppava a dismisura ed il bisogno di legname per la costruzione  era diventata un’esigenza sempre più importante, da qui l’ardita idea di affidare al progettista Andrea da Savignano la costruzione di un canale in grado di trasportare i tronchi delle fustaie dell’Appennino fin dentro la città.
A testimonianza di quest’opera  rimangono ancora oggi i toponimi di alcune località come La Sega, a monte di Poggiolforato,  dove secondo la tradizione i fusti venivano tagliati  nelle  misure richieste, o Le Catinelle nella quale i tronchi erano uniti a gruppi, appunto incatenati,  per essere poi spediti a valle.  A Poggiolforato  però i costruttori si trovarono di fronte ad una difficoltà inattesa, uno sperone di roccia che costringeva il fiume ad una svolta talmente brusca da impedire  lo scorrimento dei fusti. Da  qui la decisione di “tagliarlo” e con essa la nascita del nome di Poggiolforato.  Ovviamente per chi avesse voglia di seguire il percorso del canale navile ancora oggi è possibile individuarne  buoni tratti, dal punto di partenza  sopra Poggioforato fino alla Serra, cioè il valico che si trova presso il bivio che conduce a Chiesina, ed oltre in direzione di Silla, il tutto per una lunghezza di circa dodici chilometri. cartinelle
Il paese si presenta oggi come una  sequenza di case placidamente adagiate lungo la strada che lo attraversa al cui termine si trova  la parte più antica e meglio conservata  del borgo dove i tetti in lastre di arenaria, le finestre datate e le numerose figure antropomorfe presenti, rappresentano una testimonianza unica e preziosa sulle caratteristiche costruttive tipiche della  zona. Ma il luogo più bello e conosciuto di Poggiolforato è sicuramente il Mulino del Capo il cui nome sembra avere origine dal capo di una banda di predatori che qui si rifugiavano per sfuggire alle guardie di confine  dopo le loro scorrerie nel vicino territorio modenese. La bellezza dell’edificio e del paesaggio circostante ne fanno un luogo davvero magico non a caso scelto dal regista Pupi Avanti per l’ambientazione di alcune scene del film “Una gita scolastica”. Posto al termine della strada asfaltata, al ridosso del torrente Dardagna, l’edificio, ancora intatto nella sua struttura Cinquecentesca, si presenta  di forma allungata, con un  voltone sostenuto da una solida trave di legno, il tetto coperto di piagne e due comignoli rotondi sormontanti da curiose figure umane.
All’entrata del paese si trovano da un lato la chiesa  dedicata a San Giorgio  le cui  prime notizie risalgono al 1754 anche se l’attuale fabbricato è il frutto del rifacimento compiuto nel secondo dopoguerra e dall’altro il museo etnografico “Giovanni Carpani” all’intero del quale è possibile percorrere i diversi aspetti della vita e delle tradizioni dell’antica cultura montanara. Il museo è articolato in sezioni tematiche dedicate al castagno,  alla tessitura, alla pastorizia ed alla religiosità. Adiacente al museo, all’intero dell’antico edificio detto “Le Catinelle” risalente al XVII secolo,  è possibile ammirare invece la fedele ricostruzione di una tipica casa di montagna con all’intero il più grande camino della zona  proveniente dal castello del Belvedere.


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