Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
PORRETTA TERME

Superficie  Kmq 33,93
Cap. 40046 Pref.telefonico 0534

STORIA -   La  storia di Porretta è strettamente legata a quella  delle  sue acque  termali,  le  cui proprietà terapeutiche erano  note  fin dall'epoca  romana.  Ne  sono testimonianza  preziosa  i  diversi reperti archeologici rinvenuti nella zona, quali la testa di  un leone e quella di un bue, una mano di bronzo e  numerose  monete. In seguito, caduto l'Impero romano, l'avvento dei popoli  barbari segnò l'abbandono degli stabilimenti termali porrettani  che  in breve  si deteriorarono anche a causa di alcune alluvioni che ne seppellirono completamente le fonti. Purtroppo di  queste   anti­che   origini non resta nessuna testimonianza.  Infatti,  occorre attendere  sino al XIII secolo per trovare della  documentazione scritta riferita a questo borgo. Va comunque tenuto conto che per tutto il Medioevo Porretta non rappresentò l'importante centro  a cui  siamo  oggi abituati a pensare, risultando, infatti,  ben  più importanti  i vicini Capugnano, Capanne e Granaglione, cioè quei paesi  che erano  posti, secondo una logica   tipica dell'epoca, sui monti. A riprova di ciò è che  nel diploma del Re  Longobardo Astolfo  del  753 nel quale furono indicati i confini  del  vasto territorio  che egli donò all'abbazia benedettina  di  Nonantola, non  si  fa nessuna menzione di Porretta ma si  parla bensì   di Capugnano.  Attorno  al XIV secolo furono  scoperte altre  fonti termali,  fatto che probabilmente  determinò la  rinascita  della cittadina.  Un rinvenimento casuale che la leggenda vuole  legata ad  un bue (diventato poi il simbolo della municipalità),  troppo malato per lavorare ancora la terra e per questo lasciato  libero dal  suo padrone. Il bue, vagando nella zona attorno a  Porretta, si abbeverò a certe sorgenti miracolose tornando dal suo padrone, dopo  alcuni giorni, perfettamente guarito. Leggende a  parte  è durante  il  Rinascimento  che si assiste allo  sviluppo vero  e proprio di Porretta. Concluse, infatti, le lotte per la definizione dei confini fra Pistoia e Bologna, quest'ultima dispose nei suoi statuti  la  sistemazione delle Terme di Porretta  incaricando  i podestà  di Bologna, Casio e Belvedere della manutenzione  delle sorgenti.  Ma  il centro termale stentava a  partire, sia  causa delle notevoli difficoltà economiche, sia per problemi di  viabi­lità.    Per  fare fronte a questa situazione il  Senato Bolognese intervenne più  volte concedendo  esenzioni e privilegi (nel 1381, nel 1419 e nel 1421) a chiunque avesse costruito case a  Porretta o  avesse voluto  gestire le fonti termali. Inoltre Bologna  fece pressione sui comuni vicini affinché, provvedessero alla sistema­zione  delle  strade di collegamento con il centro termale.  Tali provvedimenti  richiamarono ovviamente molta gente, tanto che  il 18  giugno  1418 il Senato Bolognese  dichiarò  l'autonomia  dei "Bagni  della  Porretta", confermando a suo favore una  serie  di privilegi ed esenzioni. Ma è al Pontefice Nicolò V che si deve il vero  sviluppo di questa cittadina. Egli, infatti, nel 1447 decise di  costituirla in contea autonoma a favore del nobile bolognese  Nicolò Sanuti, ritagliando attorno ai bagni  un miglio di  territorio sottratto alle  comunità circostanti. Alla morte del  Sanuti, avvenuta nel 1482 senza lasciare figli, il Papa Sisto IV  gli fece succedere il nipote Girolamo Ranuzzi, famiglia che conservò la signoria sul territorio di Porretta  fino  alla soppressione napoleonica  del  1796. Nel 1814 il territorio ritornò sotto  il dominio  Pontificio  diventando capoluogo di  comune.   L'attuale toponimo  di  Porretta Terme venne assunto  nel  1931  ripudiando quello  di  "Bagni  della Porretta"  che nel  XIII  secolo  aveva  sostituito l'antico nome di "Castel Porredo". Porretta  e le sue terme hanno ospitato nei tempi passati  importanti personaggi.  Tra i frequentatori più illustri  vi  furono Lorenzo  il Magnifico nel 1474, Bianca Cappello nel 1587 e  Luigi Bonaparte,  fratello di Napoleone. Nei  tempi più recenti  ricordiamo   i  celebri  artisti lirici Toti dal Monte, Gino  Bechi  e Franco Corelli.

IL BORGO - Attorno al 1200 a Porretta esisteva una piccola chiesa dedicata a "S.T. Nicolai de Poreda",  dipendente dalla pieve delle  Capanne,  la  quale però in un successivo elenco del 1378 già non figurava più. Occorre attendere fino al 1507 per avere ulteriori  notizie della  chiesa  di  Porretta, dedicata a  Santa  Maria Maddalena, ancora  dipendente però da San Michele di Capugnano.  L'edificio originario venne ampliato nel 1522 dal conte Angelo  Ranuzzi ed eretto  in  parrocchia autonoma il 10 ottobre 1585. All'interno della chiesa si possono ammirare una ricca dote di arredi  sacri, risalenti al periodo fra il  XVII e il XIX secolo, in particolare alcune   splendide  tele di Dioniso Calvaert, una "Madonna  col Bambino ed i Santi Francesco d'Assisi e Bernardino da Siena"  di Alessandro Tiarini, un "Sant'Antonio Abate" di Pier Maria Porret­tano,  nonchè  un pregevole crocefisso scolpito nel 1637  da  Fra Innocenzo da Pietralia. Si tratta di un'opera di grande drammaticità  originariamente  destinata alla chiesa di San  Francesco  a Ripa di Roma. Il paese, che risulta oggi notevolmente  trasforma­to, conserva fra le strette viuzze  che caratterizzano il  centro storico, alcuni frammenti architettonici di epoche antiche, fra i quali diversi portali di pregevole fattura. Un cenno  particolare meritano le Terme di Porretta, un qualificato centro termale  per a cura delle malattie respiratorie, neuromotorie, artroreumati­che, vascolari e della sordità rinogena. Poco distante dal centro di Porretta, lungo la strada che conduce a Pistoia, sorge il Santuario della Madonna del Ponte, nome  che deriva  da  un avvenimento del lontano 1599 quando un gruppo  di persone che stava attraversando il ponte antistante il Santuario rimasero  miracolosamente illese dal crollo del manufatto.  L'at­tuale edificio, di ordine dorico, venne costruito fra il 1874  ed il 1878 dall'architetto Saverio Bianchi, mentre l'immagine  della  Madonna  col Bambino, eseguita nel 1600 riportando su  legno  le forme di un’immagine più  antica, è di attribuzione incerta fra i pittori  Bartolomei Cesi ed il fiammingo Ferdinando Berti,  anche se  studi recenti avvalorano  maggiormente quest'ultima  attribu­zione.

CAPUGNANO - Piccolo paese che dista 4 chilometri dal Capoluogo. Fino a  tutto il XVI secolo Capugnano fu un importante centro, più della stessa Porretta. La chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo e  nominata fin dal 1200, presenta una struttura a tre navate in stile baroc­co con un'elegante portico, è stata ricostruita nel 1622. Conserva al suo interno numerose opere d'arte di valore fra queste: una tela  raffigurante  "I Santi Rocco e Sebastiano  che  adorano  il Cristo"  di  Alessandro Tiarini, un "San Michele  Arcangelo  che abbatte il demonio" di un allievo del pittore Dionisio Calvaert, alcune tele di scuola  bolognese databili al secolo XVI ed infine una Via Crucis in terracotta dipinta opera di Gaspare Bartolotti detto il Paglialunga. A fianco della chiesa si trova l'oratorio del Crocefisso,  eretto nel 1595 ed ingrandito nel 1639, come indica la data sul portale di  accesso. Di particolare pregio è la nicchia lavorata a  scal­pello che si trova sulla porta di ingresso dell'oratorio,  raffi­gurante  Gesù in Croce con ai piedi due devoti  incappucciati  in atto  di preghiera, testimonianza che questo oratorio fu la  sede dell'antica Compagnia  dei  Battuti istituita  a Capugnano  nel 1545.
 
CASTELLUCCIO -  Arroccato  su  di un crinale che domina le vallate  dei  torrenti Silla  e Rio Maggiore  Castelluccio, grazie al  tessuto  edilizio ancora integro, conserva un  particolare fascino. Nella parte più alta del paese si trova la chiesa parrocchiale dedicata a  Santa Maria  Assunta, edificata fra il 1660 ed il 1690 in sostituzione di un precedente edificio danneggiato da  una frana. La chiesa, a  tre navate con volte, conserva all'interno un'importante  pittura dell'Assunta  attribuito  a  Domenico Maria Canuti  e  un  quadro raffigurante  i Santi Fabiano, Sebastiano e Rocco  di  Alessandro Tiarini. Esattamente di fronte alla chiesa sorge l'oratorio  del Crocefisso eretto nel 1605. All'entrata  del  paese  vi è un piccolo castello  le  cui  forme medioevali  possono facilmente trarre in inganno. Si tratta  in realtà di un edificio costruito nel secolo scorso dal  filantropo Alessandro Manservisi, trasformata successivamente in colonia per bambini. A poca distanza da Castelluccio, immerso in uno splendido  scena­ rio di boschi incontaminati, sorge il Santuario della Madonna del Faggio. Una costruzione semplice, fiancheggiata da un  porticato, edificata  nel 1722 sul luogo dove, secondo uno schema largamente diffuso,  erano avvenuti alcuni miracoli. Tradizioni a parte  le prime notizie della venerazione di questa immagine risalgono  al 1622 quando il  bassorilievo raffigurante la Madonna col  Bambino venne trasferito  dall'albero di faggio, dove originariamente era collocato,  all'interno di un piccolo tabernacolo. Sul retro  del santuario vi è una abitazione utilizzata a lungo dal custode,  il cosiddetto  "Romito", personaggio solitario munito di autorizza­zione ecclesiastica che, abitando perennemente presso il  Santua­rio, svolgeva le funzioni di custode. Merita  infine  menzione il borgo  di Tresana, tipico  centro  di alta quota, risalente al XVIII secolo, che presenta ancora intatte le caratteristiche dell'edilizia appenninica, con casa  dotata di balchio ed alcuni  architravi scolpiti




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