Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere

LA ROTABILE FANANO PORRETTA  

I romani avevano affidato alle vie di comunicazione un grande valore strategico, creando una rete di strade  consolari, tutt'oggi utilizzate, che assicuravano rapidi contatti fra Roma e le lontane regioni dell’Impero. Successivamente nel medioevo il concetto di strada mutò profondamente: non si trattò più di una struttura unitaria e stabile, meticolosamente pianificata, bensì di un manufatto in continua trasformazione. Roma aveva voluto strade diritte e piane, lastricate in pietra, con punti fissi  attrezzati per il cambio dei cavalli; nel medioevo la strada si trasformò in un semplice tracciato di terra che si adattava passivamente alla morfologia del terreno, con pochissimi punti obbligati. Una frana primaverile era sufficiente per modificarne il tragitto (1).

Ma la grande differenza fra le due epoche stava nella quota del percorso;  al contrario infatti  di quanto  accadeva durante il periodo romano, nel medioevo le vie di comunicazioni seguivano per ragioni di sicurezza la mezza costa od il crinale. Così l’alto Appennino Bolognese, avulso dalla viabilità romana, fu percorso da alcune importanti vie di collegamento fra l’Emilia e la Toscana. Di queste una saliva da Gavinana verso il Cornaccio, valicava il crinale al passo della Calanca,  costeggiava il Cupolino e lo Spigolino e scendeva nel versante modenese. Successivamente questa strada fu abbandonata per privilegiare quella che da Cutigliano, attraverso la Croce Arcana, arrivava direttamente nella valle di Ospitale.   Più numerose erano invece le strade (o meglio i tracciati) che collegavano la provincia di  Bologna con la Toscana: una risaliva la Val di Gorgo permettendo il collegamento diretto tra Lizzano in Belvedere e Lizzano Tosco, mentre un'altra da  Monte Acuto saliva fino a Porta Franca ed arrivava all'Orsigna (2). Risulta perciò evidente che l’Appennino, o almeno parte di esso, potè godere dei benefici derivanti da queste, ed altre, strade medioevali.
Con il tempo la situazione mutò nuovamente, una certa stabilità politica e la migliorata situazione sociale portarono nuovamente a prediligere per i trasporti e le comunicazioni il più comodo  fondovalle. Nel 1766 iniziarono i lavori di costruzione della Ximenes-Giardini e, successivamente, della Porrettana fra Bologna e Pistoia. Il comune di Lizzano in Belvedere  si trovò così completamente tagliato fuori e le conseguenze di ciò non tardarono a farsi sentire: il commercio ristagnava e si aggravò la già precaria situazione economica locale (3).  Intanto nel 1828 fu costruito il tratto Giardini-Sestola che due anni dopo arrivò a Fanano e per molti  fu logico pensare al congiungimento con Porretta Terme. A tale allacciamento si interessò per primo il comune di Fanano che intendeva sfruttare le grandi possibilità offerte dall'ormai prossima  realizzazione della ferrovia transappennina fra Bologna e Pistoia (4). 
Correva l'anno 1860 ed il comune di Belvedere,  con ancora il suo appodiato di  Rocca Corneta, stava vivendo quel delicato momento - ingarbugliato ed incerto – che coinvolgeva le province Emiliano-Romagnole dopo l'armistizio di Villafranca Veronese. Il consiglio comunale di Belvedere, presieduto dal priore Ercole Argesilao Bartolini,  nella  seduta del 1° febbraio 1860 esaminò la proposta avanzata dal comune Fanano di costruire una strada carrozzabile di collegamento con Porretta Terme.  Il consiglio, preso evidentemente da  altri problemi più contingenti e non intuendo il significato della proposta, pur lodandone i vantaggi, mise in dubbio che, “.. il dispendio da incontrarsi possa venire compensato dall'utile sperato...”.     Inoltre si pensava  più conveniente potenziare il collegamento con Porretta “... recapito di tutta la montagna e favorita da una strada ruotabile, che la pone in diretta comunicazione con Bologna e Pistoia.. il cui collegamento è antico desiderio dei rappresentanti di questo Comune”. Il consiglio decise quindi di respingere la proposta. piazza lizzano
All'epoca il Comune era collegato con Porretta dalla strada comunale della “Madolma” che, partendo dall'abitato di Lizzano, scendeva verso Panigale, attraversava il  fiume e  risaliva verso  la Ca' della Madolma  per  discendere poi, seguendo un percorso molto simile all'attuale, fino a  Porretta. Diverse erano invece le possibilità di collegamento con Fanano, ai numerosi percorsi che attraversavano la Riva i più preferivano la strada che scendeva al mulino della Piastra, passava il Dardagna al ponte di Trignano e proseguiva per Fanano.  Il 13 novembre 1861 Fanano ripropose il progetto, questa volta però il comune di Belvedere decise di aderire attivamente concorrendo alla stesura del progetto con 1.000 lire e dichiarandosi disposto “... qualora avvenga la costruzione della ripetuta strada, e nelle condizioni che interessino e soddisfino il Comune a contribuire con la considerevole somma di 30.000 lire”. Cifra questa superiore all'intero bilancio comunale  per questo pagabile in rate annuali di 5.000 lire ciascuna.   Le prospettive  economiche dell'iniziativa fecero crescere l'interesse ed il coinvolgimento del comune  di Belvedere il quale, ben presto, si sostituì nel ruolo di battistrada a quello di Fanano arrivando addirittura a deliberare  il 18 marzo 1863  l’aumento del contributo già stanziato,  “... li circostanti medesimi sono pronti a qualunque sacrifìcio, compatibilmente con i mezzi del Comune, ma vede l'altronde che la desiderata strada non potrà realizzarsi senza che il Governo e le due Province di Bologna e di Modena vi concorreranno complessivamente per la metà della spesa”.    Nacque così un consorzio fra i tre comuni interessati: Fanano, Belvedere e Porretta ma,  mentre la complessa macchina pareva essersi messa in moto, sorsero le prime difficoltà.  Come era prevedibile il comune di Porretta, che dalla costosa operazione era quello che traeva i vantaggi minori, si ritirò dal consorzio.   Inoltre il sottoprefetto di Vergato, al quale ci si era rivolti per chiedere il coinvolgimento del Governo, propose di utilizzare  il tratto già esistente che collegava Gaggio con Silla, tagliando così fuori l'abitato di Lizzano.    
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