Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
SAVIGNO 

Superficie  Kmq 54
Cap. 40060 Pref.telefonico 051

STORIA -  Le   origini  di Savigno sono ignote anche  se,  a  testimoniarne l'antico popolamento,  c'è il ritrovamento di alcune tombe  data­bili  attorno   al V secolo a.C.  All'epoca romana  ci  rimandano invece alcuni toponimi derivanti dai nomi dei proprietari o delle famiglie  (gens), usato in forma aggettivale. Questa pare  essere l'origine anche dei nomi di Rodiano (Rutilius o Rutilianus) e  di Merlano  (Merula). Questo territorio è  citato per la prima  volta con il nome di "Castrum Savigni" in un documento nonantolano  del 1068  relativo  ad una donazione di terre fatta  da  Alberto  dei Conti  di Panico a favore dell’ Abbazia benedettina,  donazione della quale si parla anche in tre successive bolle Papali emanate da  Pasquale II, Innocenzo II ed Alessandro III. Alcuni  documenti risalenti al XII secolo ricordano  la presenza all'interno del castello di Savigno di un visconte mentre,  nello stesso periodo l'intero territorio  passò   sotto il dominio  del comune  di Bologna  entrando a fare parte del quartiere di  Porta Nuova o Porta Stiera (ricordiamo che il territorio all'epoca  era stato  diviso  in  quattro quartieri che avevano  il  nome  delle quattro  porte cittadine).  Col tempo Savigno  acquistò  sempre maggiore  importanza strategica e proprio per questo venne  ulte­riormente  fortificato e dotato di un capitano.  Savigno  divenne  sede  prima di podesteria  e poi, all'epoca in cui  l'Arcivescovo di  Milano Giovanni Visconti istituì  i "vicariati  civili",   di  vicariato  con giurisdizione su circa 70 comuni.  Successivamente la competenza  di   questo vicariato venne poi  ridotto  a soli quindici comuni che continuarono a formare un'unica giurisdizione fino  al  XVIII secolo. Nel 1515 Papa Leone X nominò Antonio  di Bartolomeo  conte  di Savigno a cui successe  Filippo di  Cesare Castelli  contea che,  al pari di molte altre  sorte  in  questo periodo,  ebbe vita breve  venendo revocata nel 1532. Nel 1527 Savigno,  e gran parte del territorio circostante,  subì distruzioni  e violenze da parte dei Lanzichenecchi,  soldati  di ventura  al soldo  dell'imperatore Carlo V, diretti verso Roma. Savigno è  importante per i moti risorgimentali del 15 agosto 1843 quando   alcuni  cospiratori  bolognesi, fra  i   quali   Pietro Pietramellara, Sebastiano Tanari e Livio Zambeccari, guidati  dal medico  locale Pasquale  Muratori,  tentarono  un sollevamento popolare contro lo Stato Pontificio. Il moto venne immediatamente represso  ed alcuni dei cospiratori furono fucilati nel prato di Sant'Antonio a Bologna.

 
IL BORGO -  A  Savigno  sono presenti ben quattro chiese: quella  dedicata  a San Matteo Apostolo del secolo XVIII, la chiesa di San Biagio  di epoca anteriore al 1300 e ristrutturata nel 1740 con  all'interno una bella tela raffigurante il Santo Patrono opera  del  pittore Alessandro  Guardassoni,  la chiesa di Santa Croce interamente ricostruita  nel  1878 su progetto dell'architetto  Brighenti  ed infine la chiesa di San Prospero Vescovo ricostruita nel 1325 dal comune  di Bologna e giudicata nel 1800 uno dei più bei templi della montagna, purtroppo gravemente danneggiata nel corso  della seconda Guerra Mondiale. Nella piazza del paese si erge un obeli­sco  di  arenaria,  realizzato nel 1893 da  Tullo Golfarelli  ed epigrafato  da Enrico Panzacchi, ricorda il  moto  risorgimentale dell'agosto  1843. A poca distanza da Savigno sorge  il santuario della Beata Vergi­ne  della Villa, detta del Pruno, risalente al XV secolo e rico­struito  nel secolo successivo. Vi si  conserva   una  minuscola immagine della Madonna che la tradizione popolare vuole miracolo­samente apparsa sul tronco di un pruno selvatico  nel momento  in cui un contadino iniziò a tagliare l'albero. Altri borghi degni di  menzione sono  la casa-torre di  Ca' Ropa, con coperto a  due falde  e cornicione  di colombaia a mattoni disposti a  dente  di sega e una finestra con arco in cotto quattrocentesco e l'edifi­cio rurale del Casolare, dove la parte centrale del  fabbricato, ampiamente  manomesso,  con la sua muratura ad  "opus  quadratum" costituiva   il basamento di una torre  duecentesca  della  quale sono ancora visibili alcune feritoie.

MERLANO -  Toponimo  di  probabile  origine romana  derivante  dal  prediale "Merula",  sul vicino monte Nonascoso furono rinvenute due  steli funerarie romane risalenti al I secolo d.C. In particolare   una, incorniciata  da una lavorazione ad altorilievo, reca la  scritta "M. LEVCONIVS/ T.F. LEM (onia)/ MARCELLVS/ T (estamento) F (ieri) I (ussit)".  All'interno del paese sorge la chiesa di Santa Maria Assunta del XIV secolo interamente ricostruita nel 1870, degna di nota è  l'architrave di una finestra del campanile che  reca  la scritta  "ADI  4 DAPRILE MDCXVIII". All'interno  della  chiesa  è conservata  una tela dedicata all'Assunta, opera  della  pittrice Anna  Maria Nascimbeni, scolara del Calvi, mentre  gli affreschi sono di Giovanni Battista Baldi. Sempre sul vicino monte Nonasco­so si trova un piccolo oratorio settecentesco dedicato alla Beata Vergine di San Luca.

RODIANO - Il  nome  di  Rodiano deriva con ogni  probabilità  dal  toponimo prediale d'epoca romana "Rutilius" o "Rutilianus". Al centro  del paese sorge l'antica chiesa dedicata a San Salvatore, ricostruita nel 1657 e recentemente restaurata nel 1950. All'interno è possi­bile ammirare una tela settecentesca raffigurante "San Giuseppe", attribuita al pittore Gandolfi, ed una "Crocifissione"  seicentesca che riproduce la celebre tela del Reni. Nei pressi di Rodiano si trovano diversi borghi di pregio: il nucleo di Case Bortolani, ampiamente manomesso, con due torri  che presentano un cornicione d'arenaria a sguscio databili verso la fine del Quattrocento;  il mulino  del Dottore (secolo XVI) struttura in disuso con torre  a quattro falde dotata di cornicione sottogronda a denti di sega  e lunetta; la casa-torre di Ca' Maselli di notevoli dimensioni  con architrave  datato  1625; il borgo di Cese  con  torre  costruita verso  la fine  del Cinquecento che presenta un  cornicione  di gronda lavorato con lunetta per i colombi e coppi verdi  smaltati sugli spigoli il cui portale di accesso riporta  scolpito  sulla chiave di volta un albero senza foglie e la data 1643; l'edificio  del Palazzo,  una massiccia costruzione fortificata nella  quale si trovano due portali quattrocenteschi a tutto sesto in conci di arenaria; infine  l'oratorio  della Beata  Vergine  della Croce Martina,  costruito nel 1644, con elegante loggiato antistante  e campanile del XIX secolo, custodisce un  affresco raffigurante da Madonna col Bambino proveniente da un'antica maestà posizionata lungo la strada di accesso all'oratorio stesso.

VEDEGHETO -  La  chiesa parrocchiale, dedicata a San Cristoforo e  ricostruita nel  1760 su progetto di Giacomo Dotti, conserva al  suo  interno una  statua  risalente al 1732 e raffigurante  l'Immacolata.  Nel vicino   abitato  di Menazzano è possibile ammirare una  serie  di edifici  seicenteschi fra i quali una casa-torre con   cornicioni in arenarie, lunetta di colombaia e portale d'ingresso  quattro­centesco  a tutto sesto. Nella frazione di Vedegheto  si trovano numerosi borghi medioevali: l'interessante casa-torre di  Ca' del Dottore risalente al  XVI secolo che presenta un bell'architrave scolpito raffigurante un leone rampante che regge una daga ricur­va  sovrastato da  una croce e due stelle mentre alla base della torre, a quattro falde  con lunetta e cornicione di colombaia, vi è  un  sottopassaggio, assai inconsueto per questa zona. La casa-torre di  Ca' d'Anino (XVI secolo)  con portale datato 20 settembre 1576. Il piccolo nucleo di Venola, arricchito da  un  portale strombato a sesto ribassato del XVIII secolo,  una nicchia affres­cata con Madonna e Santi  ed alcune finestre ovali.  Il  nucleo di  Rio, secolo XV,   purtroppo ampiamente manomesso,  dotato di un'interessante  torre con balchio dove si intravedono le  tracce di  un  affresco coevo. Lungo l'antica mulattiera  che collegava Vedegheto  con Vergato sorge  il borgo dei  Piani caratterizzato dalla  presenza di alcuni interessanti  edifici  fra  questi  una casa-torre del Trecento con paramento murario a corsi regolari  e due  portali  ad arco acuto sovrapposti nonché,  su  di  un altro edificio,   un  putto a bassorilievo ed  un affresco  decorativo raffigurante  una figura  maschile con un fiore in  mano ormai  illeggibile. Il borgo di Cavanella con balchio d'accesso e picco­la  loggia a due archi in laterizio lavorati. La casa-torre  del Fontane', manomessa dagli interventi eseguiti nel secolo  scorso, che conserva un portale a tutto sesto in conci di arenaria  squa­drati. Il Poggio, uno tra i borghi più belli del nostro Appenni­no, presenta due belle torri, una  attribuibile alla seconda metà del Cinquecento con copertura a quattro falde,  grondino in cotto  e lunette per l'accesso dei colombi, l'altra con muratura regolare risalente al Trecento. Il nucleo del Poggiolo che presenta una muratura  ad "opus quadratum"  databile  al Duecento con un  arco  a tutto sesto in conci di arenaria e portale sul cui  architrave c'è  un bassorilievo raffigurante uno stemma  e  la data  1571.  Infine la casa-torre di Rio (secolo XV) con due portali decorati: su di un architrave è  scolpita  una rosa, sull'altro in bassorilievo lo stemma dei Bentivoglio con ai lati due alberi  stilizza­ti.

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