Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere

LA FESTA DEL VOTO DI LIZZANO  

Nella lunga storia dell’umanità numerose sono state le epidemie di vario genere che ciclicamente hanno seminato morte e sgomento. In particolare nei quattro secoli che intercorrono tra il 1350 ed il 1750 ogni uomo aveva attraversato, almeno una volta nella vita, l’esperienza della peste.  Le conseguenze di questo morbo erano drammatiche: così ad esempio nella nota epidemia del 1630 in Italia si verificò un calo demografico pari al 22 рer cento, соn punte,  come nella provincia di Mantova, addirittura del 77 рег cento (1). Ма al di là dello scarno dato statistico queste epidemie,  trattate della scienza ufficiale con assoluta incompetenza, minavano profondamente  la coscienza collettiva. Morire appestati, infatti, significava subire una fine infamante,  la negazione di tutte le numerose e radicate consuetudini rituali legate al trapasso. In pratica  il totale rifiuto di una cultura che orientava tutta la vita alla preparazione di questo  evento, rigorosamente garantito e preordinato. All'incirca nella seconda metà del Settecento, misteriosamente come era apparsa, la peste sparì, ma per i nostri antenati non finirono certo pericoli e tribolazioni. Comparve, infatti, un morbo nuovo  di origine indiana: il colera, che funestò a più riprese tutto l’Ottocento con le virulenti epidemie del 1855, del 1873 с del 1893.  Come sempre, quanto più il flagello delle pestilenze ricordava il doloroso limite umano, tanto più l’uomo si aggrappava alla fede in Dio. Per questo motivo abbondante è sempre stato nel tempo  il ricorso e la venerazione dei  Santi taumaturghi (San Rocco, San Sebastiano, santa Rosalia, Sant’Orsola.....) verso i quali  la cultura popolare  ha stabilito un  legame così stretto e profondo che dura  ancora oggi, a distanza di secoli. Questa è anche l’origine della festa in onore della Beata Vergine del Rosario  che si svolge ogni tre anni  presto lа pieve di Lizzano.
Come già accennalo, nel 1855 scoppio in Italia una violenta epidemia di соlera, si pensi ad esempio che nella sola provincia di Bologna su di una popolazione di567.795 abitanti si ebbero ben 12.242 decessi.  I nefasti effetti  del colera si fecero sentire anche sul nostro Appennino dove, fra gli altri, risultarono particolarmente colpiti i comuni di Porretta Terme e di Gaggio Montano. Numerose furono le preghiere e le promesse di voti che ogni borgata, anche la рiù piccola, rivolgeva quotidianamente al Santo scelto fra la discreta  schiera di “protettori” che la tradizione offriva. Cosi рure a Lizzano dove l’allora раrroco dоп Angelo Serantoni fra le altre cose,  decise di organizzare una solenne processione, da farsi а рiedi nudi, fino all’oratorio della  Santa Annunziata di Sasso. Don Pacchi, nel suo prezioso libro di memorie scritto nel 1899, racconta così gli avvenimenti di questi giorni: “
.. qui intorno a  noi  non poche parrocchie soffrivano in modo che ne rimasero più che decimate dei loro abitanti. Lizzano (fu proprio misericordia di Dio e della Vergine giacché non erra popolo più buono degli altri) venne appena toccato da quella terribile falce di morte, avvegnacché le vittime ammontarono in tutte a più di dieci o undici.  La grazie singolare era troppo vistosa e sentita perché il popolo non si accorgesse, e non  si sentisse chiamato irresistibilmente alla riconoscenza…”.. qui intorno a  noi  non poche parrocchie soffrivano in modo che ne rimasero più che decimate dei loro abitanti. Lizzano (fu proprio misericordia di Dio e della Vergine giacché non erra popolo più buono degli altri) venne appena toccato da quella terribile falce di morte, avvegnacché le vittime ammontarono in tutte a più di dieci o undici.  La grazie singolare era troppo vistosa e sentita perché il popolo non si accorgesse, e non  si sentisse chiamato irresistibilmente alla riconoscenza (2). Gli avvenimenti descritti  trovano puntuale соnferma  nei registri раrrocchiali dell’epoca dove effettivamente risultano solo una di decessi  in più rispetto alla media consueta (3). La popolazione di Lizzano, coIlegando questo fatto alla processione fatta all’oratorio di Sasso, decise  di istituire, come solenne voto di ringraziamento, una festa in onore della Madonna del Rosario da tenersi  la domenica successive la ricorrenza del Santo Patrono Mamante e per la durata di dieci anni.  concluso il voto per qualche anno la festa continuò saltuariamente in forma spontanea  fino alo 1873, epoca in cui la minaccia di una nuova epidemia di colera rinvigorì la paura e …  l’ardore della fede.
Infatti nel manifesto relativo alle celebrazioni del 20 agosto di quell'аnno così furono esortati i fedeli: 
… grande fu la bontà della Vergine nel preservarci  da tanto flagello che noi purtroppo avevamo meritato. E ora che ci troviamo minacciato di nuovo  cerchiamo di impe4gnare questa Potente Avvocata in nostro favore affinchè disarmi  il braccio dell’Onnipotente che ne è sopra, e col favore delle nostre preci e con esempi di cattolica fede accompagniamo di Maria la meditazione. E così facciam  forza a Dio ad usare misericordia…… grande fu la bontà della Vergine nel preservarci  da tanto flagello che noi purtroppo avevamo meritato. E ora che ci troviamo minacciato di nuovo  cerchiamo di impe4gnare questa Potente Avvocata in nostro favore affinchè disarmi  il braccio dell’Onnipotente che ne è sopra, e col favore delle nostre preci e con esempi di cattolica fede accompagniamo di Maria la meditazione. E così facciam  forza a Dio ad usare misericordia…(4). Un realtà l’epidemia del 1873 produsse effetti limitati  e circoscritti, ma il timore fu sufficiente per indurre i parrocchiani di Lizzano a dare al voto del lontano 1856 una forma definitiva, con cadenza triennale e senza limiti di tempo.  Ricostruita la storia della Triennale passiamo ora, avvalendoci dei pochi documenti conservati nell’archivio parrocchiale, a parlare un po’ delle  caratteristiche. Anzitutto le modalità di svolgimento che fin dalle origini hanno seguito un rigido protocollo: da un lato l’aspetto sacro, le solenni celebrazioni, e dall’altro quello profano con le manifestazioni esteriori legate alla cerimonia stessa quali: la musica, gli addobbi, la festa in piazza e gli immancabili fuochi d’artificio. Per quanto riguarda il rito religioso, alle diverse messe mattutine, seguiva nel pomeriggio la cerimonia del voto, per la cui descrizione nuovamente ci viene in aiuto Don Pacchi: “… alla sera, alle 4 ½  raccolta la Confraternita o le Confraternite (essendosi chiamata alcune volte anche quella di Vidiciatico) non che le Priore del SS. Sacramento che accompagnano sempre le processioni con innanzi il Rettore o la Rettora del medesimo titolo; s’incominciavano a cantare i  Vespri solenni alla Madonna, poscia la magnificat incensato l’altare e la devotissima Immagine (che sta su di un alto trono nell’altare stesso) s’intuonavano le litanie della B.V. e la processione parte e s’avanza verso il paese, sfilando essa processione per la via Pianerina, Cà di Guido, Piazza superiore, via rasente Borgo piatto, Martiniano, Fondaccio e viene a far posa sulla piazza maggiore ove è preparata una celletta posticcia o altare alla Madonna …. Si dà al popolo la benedizione colla Immagine benedetta e quindi, in messo al fragore dei continui petardi al suolo, delle campane, all’armonie del concerto, al canto dei sacerdoti e del popolo si ritorna alla chiesa ove incensato per ultimo la Madonna, invitati i fedeli al bacio del sacro piede, e cantato il Maria Mater Gratiae finisce in chiesa ogni cosa… alla sera, alle 4 ½  raccolta la Confraternita o le Confraternite (essendosi chiamata alcune volte anche quella di Vidiciatico) non che le Priore del SS. Sacramento che accompagnano sempre le processioni con innanzi il Rettore o la Rettora del medesimo titolo; s’incominciavano a cantare i  Vespri solenni alla Madonna, poscia la magnificat incensato l’altare e la devotissima Immagine (che sta su di un alto trono nell’altare stesso) s’intuonavano le litanie della B.V. e la processione parte e s’avanza verso il paese, sfilando essa processione per la via Pianerina, Cà di Guido, Piazza superiore, via rasente Borgo piatto, Martiniano, Fondaccio e viene a far posa sulla piazza maggiore ove è preparata una celletta posticcia o altare alla Madonna …. Si dà al popolo la benedizione colla Immagine benedetta e quindi, in messo al fragore dei continui petardi al suolo, delle campane, all’armonie del concerto, al canto dei sacerdoti e del popolo si ritorna alla chiesa ove incensato per ultimo la Madonna, invitati i fedeli al bacio del sacro piede, e cantato il Maria Mater Gratiae finisce in chiesa ogni cosa (5).
Circa gli aspetti che, grossolanamente e per comodità, sono stati classificati пеl “profano”, la banda ha rappresentato fin dagli inizi una costante, con la sua duplice funzione di solenne accompagnamento dell’Immagine della Madonna, durante la processione, e di intrattenimento e di allegria durante lа festa in piazza che chiudeva la giornata. Nei primi anni furono chiamate le bande di Gaggio Montano, di  Serravalle e di Porretta e poi, del 1876, ероса di fondazione della Società Musicale Alpina di Lizzano, il  compito fu assunto in modo continuativo da quest’ultima. In particolari circostanze si verificò anche la concomitante presenza di più bande come la Puccini di Bologna (anno 1925)o del  complesso bandistico  Giovann Maria Nannini di  Valleranno (anno 1937), oppure la partecipazione delle bande militari del 40° fanteria di Bologna (anno 1904) о dei 3° bersaglieri di Modena (anno 1910), corpi che all’epoca utilizzavano la zona per i campi di addestramento estivi.  Altra importante cornice alle celebrazioni della Triennale егапо gli addobbi, sempre abbondanti fin dal 1856, anno in cui i parrocchiani di Lizzano acquistarono il maestoso addobbo di damasco рeг la chiesa visibile in alcune foto d'ероса, mentre nel paese “
..s’addobbavano le vie e le strade per cui passar doveva la processione e la così detta Pianerina  (strada che dalla chiesa mena al paese) si alternava con archi fregiati da festoni d’ellera e di bossolo, e veli e varii colori, la cui rotondità la sera s’illuminava proprio con palloncini di carta variopinta a lume di candeline entro messevi. Alla sera il paese, la canonica, il campanile presentavano un aspetto magico illuminati prodigalmente com’erano dai palloncini alle finestre e dalle candele del Bengai...
Col passare del tempo questo lavoro, dapprima svolto spontaneamente dai paesani, fu affidato a ditte specializzate che aggiunsero, i consueti ornamenti, sfavillanti illuminazioni. Infine i fuochi artificiali, dapprima caserecci, realizzati dal pirotecnico locale Cipriano Torri specializzato nella sparata finale, fino a quelli sempre più ricercati prodotti dalle diverse ditte provenienti da Bologna. L’imponenza delle celebrazioni legate dalla triennale, ha spesso rappresentato l’occasione per festeggiare degnamente altri avvenimenti importanti della vita locale come accadde il 18 agosto 1907 con la celebrazione della prima messa del domenicano Reginaldo Gasparini, al secolo Nicola, il primo di una lunga serie domenicani d’origine lizzanese (6).

Notevole era l’entusiasmo e la partecipazione che questa festa suscitava anche tra i pionieri di turismo lizzanese, che ben presto da semplici e divertiti spettatori si trasformarono in attivi collaboratori. Addirittura nel comitato organizzatore dell’anno 1912 сompaiono in maggioranza nomi а noi sconosciuti. quali Giacomo Galavotti, il cav. Gian Carlo Batoli, il dott. Oreste Orzali, il rag. Giuseppe Gnudi ed Umbero Benedetti. Comitato che ideo — ovviamente — un programma di ispirazione bolognese, con concerto dа camera, thé e tanto stupore, emarginazione e rabbia da parte deh paesani che con le loro proteste interruppero immediatamente questa partecipazione.
----Particolarmente sentita fu la prima Triennale del dopoguerra (18 agosto 1946), соmе documenta il copioso archivio fotografico conservato nell’archivio parrocchiale (7).  Le celebrazioni si саricаrono infatti di quella particolare gioia che esprime un popolo dopo la fine di un evento tragico qual è stata la Seconda Guerre Mondiale, ma, cinico contrasto, anche della struggente malinconia di соlого che avevano perduto una persona сага. Comunque dopo gli anni del pericolo e dell’incertezza рer tutto il paese di fece una gran festa che si prolungò più del consueto.
Il 24 agosto 1952. alla presenza del Cardinale Giacomo Lercaro, fu ricordato il XII centenario della fondazione dell’Abbazia di Nonantola, alle cui vicende  è profondamente legata la storia del Belvedere. Lа chiesa е l’intero paese рег l'оссаsione furono addobbati “…30 pennoni di 4 metri tricolore e papali. Il palco e la benedizione solenne con velluto pregiato in oro con figure evangeliche ed oltre 90 tappeti alle finestre. La chiesa con pagliola dietro l’altare bianca e rosa guarnita con capelloni, bordi e cordoni..”. Nel pomeriggio il Cardinale Lercaro celebrò le cresime, prima nel centro alluvionati e poi in parrocchia. A Lizzano in Belvedere erano presenti, infatti, diversi centri di raccolta che ospitavano le popolazioni del Polesine colpite dall’alluvione: presso il Piastrella che ospitava 237 persone, presso l’Asilo Martini che ne ospitava 122 e a Vidiciatico con 142 persone (8).  Merita infine di essere menzionata la festa del  centenario del 1056, come si conviene per un оссаsione del genere gli addobbi furono veramente imponenti e si provvide anche all’illuminazione completa della chiesa.
E così fino ai giorni nostri quando le  vicende della festa, seguendo quelle generali, hanno assunto  caratteri diversi e subito un progressivo decadimento. Notevole era l’entusiasmo e la partecipazione che questa festa suscitava anche tra i pionieri di turismo lizzanese, che ben presto da semplici e divertiti spettatori si trasformarono in attivi collaboratori. Addirittura nel comitato organizzatore dell’anno 1912 сompaiono in maggioranza nomi а noi sconosciuti. quali Giacomo Galavotti, il cav. Gian Carlo Batoli, il dott. Oreste Orzali, il rag. Giuseppe Gnudi ed Umbero Benedetti. Comitato che ideo — ovviamente — un programma di ispirazione bolognese, con concerto dа camera, thé e tanto stupore, emarginazione e rabbia da parte deh paesani che con le loro proteste interruppero immediatamente questa partecipazione.
----Particolarmente sentita fu la prima Triennale del dopoguerra (18 agosto 1946), соmе documenta il copioso archivio fotografico conservato nell’archivio parrocchiale (7).  Le celebrazioni si саricаrono infatti di quella particolare gioia che esprime un popolo dopo la fine di un evento tragico qual è stata la Seconda Guerre Mondiale, ma, cinico contrasto, anche della struggente malinconia di соlого che avevano perduto una persona сага. Comunque dopo gli anni del pericolo e dell’incertezza рer tutto il paese di fece una gran festa che si prolungò più del consueto.
Il 24 agosto 1952. alla presenza del Cardinale Giacomo Lercaro, fu ricordato il XII centenario della fondazione dell’Abbazia di Nonantola, alle cui vicende  è profondamente legata la storia del Belvedere. Lа chiesa е l’intero paese рег l'оссаsione furono addobbati “…30 pennoni di 4 metri tricolore e papali. Il palco e la benedizione solenne con velluto pregiato in oro con figure evangeliche ed oltre 90 tappeti alle finestre. La chiesa con pagliola dietro l’altare bianca e rosa guarnita con capelloni, bordi e cordoni..”. Nel pomeriggio il Cardinale Lercaro celebrò le cresime, prima nel centro alluvionati e poi in parrocchia. A Lizzano in Belvedere erano presenti, infatti, diversi centri di raccolta che ospitavano le popolazioni del Polesine colpite dall’alluvione: presso il Piastrella che ospitava 237 persone, presso l’Asilo Martini che ne ospitava 122 e a Vidiciatico con 142 persone (8).  Merita infine di essere menzionata la festa del  centenario del 1056, come si conviene per un оссаsione del genere gli addobbi furono veramente imponenti e si provvide anche all’illuminazione completa della chiesa.
E così fino ai giorni nostri quando le  vicende della festa, seguendo quelle generali, hanno assunto  caratteri diversi e subito un progressivo decadimento
      NOTE              
  1. G.Calvi – La Peste – Storia Dossier, Giunti Editore, Firenze 1987;
  2. Don Giulio Pacchi – Memoria storiche di Lizzano – manoscritto originale conservato nell’archivio parrocchiale di Lizzano;
  3. Archivio Parrocchia Lizzano – Registro decessi anno 1856 e precedenti;
  4. Archivio Parrocchiale Lizzano – Cartone 37 “le feste votive”;
  5. Don Giulio pacchi – Idem;
  6. P.Pietro Lippini – I domenicani nel Belvedere – la Musola n. 40 pag. 32;
  7. Archivio Parrocchiale Lizzano
  8. Archivio Comunale Lizzano – Anno 1952, categoria 1.



Contatore per siti