Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
VERGATO

Superficie  Kmq 69
Cap. 40038 Pref.telefonico 051


STORIA -  La  possibile  origine  di alcuni  toponimi  testimonia  l'antica popolazione di questo territorio. Suggerisce, infatti, l'ipotesi di una  presenza etrusca il nome di Liserna, che  potrebbe  derivare dal vocabolo: Lucerna. Alla successiva epoca  romana  rimandano invece  i toponimi di Calvenzano (Calventius),  Sibano (Sosius), Lissano (Alicianus)  e Roffeno (Rofinius),  tutti  di  probabile derivazione dal nome (gens) del proprietario del fondo usato  in forma  aggettivale, secondo l'usanza romana di donare parte  dei territori conquistati a soldati e condottieri.  A dimostrazione di quanto la storia di Vergato sia alquanto tribolata, lo dimo­strano  i radicali mutamenti  che la zona ha subito dal  medioevo ad oggi. Fece parte dei possedimenti di Matilde di Canossa fino a tutto il 1123, data nella quale gli uomini di Rodiano,  Capriglia e  Sanguineta decisero di sottomettersi al  comune  di  Bologna.  Questo  territorio rivestiva per Bologna una  grande importanza strategica, esso, infatti, si trovava a confine con il feudo dei da Frignano attraverso  Labante e Roffeno, con la Toscana attraverso Vigo,  Mogne e Bargi nonchè‚con i bellicosi conti di  Panico. Un territorio quindi nell'occhio del ciclone come dimostrano i tanti cambiamenti nel suo assetto territoriale che ha subito dal  me­dioevo  fino  ad oggi e dove i fatti d'arme, gli  attacchi  e le distruzioni erano all'ordine del giorno.   Per evitare confusione è  opportuno ricordare che Vergato e Riola, oggi  i due centri più importanti e popolosi del Comune, si  sono sviluppati  in  epoca tarda. Una mutazione dovuta  sia  a  motivi storici,  essendo questo territorio  teatro di continue e feroci lotte egemoniche, sia a motivi economici e sociali, legati  allo sviluppo delle comunicazioni lungo il fondovalle. La prima  volta, infatti, che  compare nei documenti Vergato Š negli Statuti  bolo­gnesi del 1288 con il nome  di "hospitia Varegati". Con il  tempo  Vergato, da piccolo borgo senza importanza dipendente da Liserna, acquistò  progressivamente sempre più importante tanto da diventa­re, nel  1447,  sede del Capitano  della  montagna (particolare istituzione  amministrativa  voluta da Bologna nel 1265  che  in precedenza  aveva  avuto  sede a Casio), e nel  1578  parrocchia autonoma sottratta a Liserna. Quando, nel 1376, nacquero i  vica­riati  questo  territorio fu diviso fra i  vicariati  di  Caprara sopra Panico (comprendente Capriglia, Sanguineta e Liserna),  di Savigno (con Tolè e Prunarolo) e quello di Rocca Pitigliana  (con Cereglio, Lissano, Montecavalloro, Pieve Roffeno e  Castelnuovo).  Il progressivo  sviluppo delle comunicazioni  e  del  commercio  trasformò  lentamente  Vergato da piccola borgata  senza nessuna importanza, né civile né ecclesiastica, in  uno dei più importan­ti centri della valle del Reno. Il riordinamento amministrativo attuato dal governo  Napoleonico impose  la divisione di questo territorio in tre Comuni: Vergato (con Cereglio, Sibano, Pieve di Roffeno, Sanguineta e  Liserna), Castelnuovo (con Lissano e Montecavalloro) e Tolè  (con Prunarolo e Rodiano). E' solo dopo la restaurazione del 1810 che il comune di Vergato assunse l'attuale configurazione.

IL BORGO -  Il  toponimo Vergato prende origine dall'industria del panno,  un particolare tipo di tessuto detto appunto  "vergato" o  "vergati­no",  qui fiorente fin dal Duecento. Nella piazza di del paese  è possibile ammirare il palazzo che per circa tre secoli  fu  sede del  Capitano della Montagna, specie di governatorato civile  che durante tutto il Medioevo rappresentò  il comune di Bologna nella montagna.  Nel 1447  il Capitano  da Casio  venne  trasferito  a Vergato  all'interno di un palazzo appositamente acquistato  nel 1484.  Di quell'edificio oggi non resta più  nulla, infatti, l'attuale palazzo, che troneggia sull'omonima piazza, è  il  risultato della ricostruzione eseguita nel 1885 su progetto dell'architetto Tito Azzolini. Il palazzo originario venne demolito  perché  intralciava  la viabilità creando una pericolosa strozzatura  lungo la cosiddetta  "strada di mezzo" che  attraversava   Vergato.  I lavori cominciarono nel 1869 e durarono, fra polemiche e  sospen­sioni, fino al 1883 quando venne presa la decisione di  abbattere completamente  l'edificio e di ricostruirlo ex novo. Sulla  fac­ciata  del  palazzo  sono murati gli stemmi  dei Capitani  della montagna che si sono succeduti nella carica dal 1447 al 1795.  Le insegne, che  originariamente erano 116, risultano ridotte oggi a sole  97 a causa dei danni subiti dall'edificio nel  corso della seconda guerra  mondiale.  Nei  pressi di Vergato è  possibile visitare  alcuni  interessanti borghi. Il nucleo della Piastra con  resti di un paramento  mura­rio ad "opus quadratum" ed un portale a tutto sesto recante sulla chiave  di volta a bassorilievo una croce di Malta ed  una  rosa.   Il nucleo  di Prunarolo, con l'antica chiesa dedicata  ai Santi Lorenzo e Maria che riuniva due chiese diverse che nel 1300 erano sottoposte al plebanato di Calvenzano, oggi adibita ad abitazione privata,  l'unico  elemento  rimasto della sua antica  funzione ecclesiastica è il campanile settecentesco con cella campanaria a bifore.  La torre del Poggio, secolo XIV, con finestra con arco a tutto sesto, cornicione in cotto a denti di sega, lunetta colom­baia  ed una serie di pregevoli  mattoncini forati che seguono le falde del coperto. Il nucleo della Torre, probabilmente apparte­nente alle fortificazioni del castello di Prunarolo,  che conser­va  due portali a sesto acuto dei quali uno riporta  scolpita  al centro  una croce, accanto alla torre sorge un edificio padronale del  Seicento  e due torri cinquecentesche con  tetto  a  quattro falde, cornicione in cotto a denti di sega e fori circolari per i rondoni. Infine l'edificio cinquecentesco dei Prati con  torretta a quattro falde con cippo di colmo in arenaria e lunetta  per i colombi con sottostante cornicione.

CALVENZANO -  La località  ha avuto una notevole importanza dal punto di vista ecclesiastico, fu, infatti, sede una chiesa plebana  dedicata a  San  Apollinare, titolazione che fa pensare ad  una  probabile dipendenza  di questa chiesa da  Ravenna all'epoca in cui  questa zona rappresentò la linea di  confine fra l'Esarcato Bizantino ed il territorio occupato dai Longobardi. Dell'antica pieve, intera­mente  ristrutturata nel Settecento, sono ancora  visibili  sulla facciata  ( che era l'abside della chiesa originaria), due  inte­ressanti monofore ad arco acuto. Al suo interno sono  conservate alcune  tele di pregio, in particolare  una "Madonna con i  Santi Apollinare ed Andrea" attribuita al pittore Dionisio Calvaert  ed una raffigurante il "Crocefisso con le Marie piangenti" di scuola del Reni. Al pari di molte altre pievi anche quella di  Calvenza­no  era  fornita  di torre da difesa, ancora  visibile  sul  lato sinistro  della  facciata, di struttura duecentesca attualmente  abbassata a livello del primo piano.  Nei pressi del paese sorgo diversi borghi di particolare  rilievo architettonico:  Casalino, che presenta una bella torre a quattro falde di origine cinquecentesca, dotata di colombaia e cornicione dentellato con feritoie orizzontali, particolarmente interessanti le fuciliere distribuite lungo tre dei lati della torre. L'orato­rio seicentesco della Madonna del Bosco dall'ampia volumetria che  ha fatto pensare ad una sua possibile funzione "Hospitale",  cioè di luogo per la sosta ed il ristoro dei viandanti. La torre   di Sanguineta,  già presente  come luogo fortificato fin  dal XII secolo, che presenta   oggi le caratteristiche tipiche della casa quattrocentesca con il coperto a due falde, la lunetta  colombaia e portale in cotto.

LISERNA -  L'antica   denominazione  di questo borgo,  così  come  riportano alcuni documenti, è "Lucerna" toponimo di chiara origine etrusca. Della parrocchia di Liserna, dipendente  dalla pieve di Roffeno e che  ebbe una grande importanza per tutto il medioevo,  nel  1578 venne  stralciata  l'attuale parrocchia di  Vergato.  La  chiesa, dedicata  a San Lorenzo e menzionata negli elenchi  ecclesiastici del 1300, ha subito diversi rifacimenti nel periodo fra il 1862 ed il 1915.

RIOLA – Località  sviluppatasi  recentemente che,   dopo  la  costruzione della strada Porrettana,  ha preso il posto di Montecavalloro  di cui  è sempre stato un sobborgo. Particolarmente interessante  la moderna  chiesa  costruita nel 1976, opera  postuma  del  celebre architetto Alvar Aalto. Nei pressi di Riola sorge Montecavalloro, importante borgo medioevale appartenuto anticamente alla contessa Matilde di Canossa. A breve distanza dall'abitato  troviamo  la casa fortificata di Costonzo (secoli XIV-XVI),  luogo diventato celebre,  oltre che per i suoi gli aspetti  architettonici  anche per avere dato origine alla prima scuola di medicina  dell'Appen­nino.  Merita  ricordare  che nel 1379 in  tutto l'Appennino  vi erano solamente cinque medici: uno a Campeggio, uno a Valle,  uno a Tavernola e ben tre a Costonzo. L'edificio è stato recentemente restaurato.  Infine la casa-torre del Monzone, risalente  al  XII secolo,  edificio dalla volumetria imponente che conserva  ancora intatti molti dei caratteri tipici dell'architettura appenninica: mensole, bertesche e portali.

CEREGLIO
-  Cereglio è  diventato celebre in tutta Italia grazie  all'omonima acqua  minerale. Attorno all'anno mille era  una piccola  borgata dipendente  dalla  Pieve  di Roffeno. All'interno  del  paese  la chiesa dedicata a San Biagio, nominata nel XIV secolo è  restaura­ta dopo la seconda guerra mondiale, che conserva una tela  raffi­gurante  la Madonna attribuita al pittore Alessandro Tiarini. Il luogo più bello e suggestivo dell'intera zona è sicuramente la Pieve di Roffeno.  Una chiesa romanica a forma basilicale con tre navate, che presenta ancora intatta l'abside ed i muri perimetra­li. La facciata, dalla forma semplice ed austera, è il risultato di  rifacimenti successivi mentre sul retro è visibile  l'abside romanica  con al centro una finestra decorata di  rara  bellezza. Prima del XII secolo la Pieve di Roffeno aveva una grande impor­tanza  ecclesiastica e civile, essendo  utilizzata quale  rifugio contro  le  bande di predoni che infestavano l'Appennino  com'è testimoniato dall'adiacente  torre di difesa. Conserva all'interno  un  altare maggiore intagliato di legno dorato  ed  un  fonte battesimale di pietra con scolpita attorno alla bocca  una fascia di delfini uniti per la coda.

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