Davanti al camino

Storia, tradizioni e leggende del comune di Lizzano in Belvedere
VIDICIATICO (mt.810)

Ucci, ucci, sento odor di cristianucci!”. E tutti i ragazzini stavano immobili, a bocca aperta, ad ascoltare (anzi riascoltare) questa storia  già nota ma capace ogni volta di gelare il sangue. “Ucci, ucci, sento odor di cristianucci!”. Come non rimanere impressionati da quel racconto che aveva come protagonista un omone descritto dagli anziani che lo avevano incontrato nel bosco peloso,  seminudo, altissimo,  dai lineamenti dilatati, munito di un bastone con il quale menava terribili fendenti.campanile  Nel racconto ognuno aggiungeva particolari sempre più spaventosi ed i ragazzi  tornavano a casa dalla  veglia serale con gli occhi puntati lassù dove, raccontavano i “grandi”, abitava l’uomo selvatico. Là c’era la sua tana ed il suo regno, il bosco, dove viveva cibandosi di animali selvatici che squartava a mani nude,  e guai a perdersi  nella macchia perché l’om salvadgo  non disdegnava neppure la carne umana, “meglio se giovane e tenera come quella dei fanciulli”, ed a queste parole la paura diventata soffocante. Ma come ogni leggenda che si rispetti  c’è sempre un fondo  di realtà  che contribuisce a renderla per quanto possibile ancor più inquietante. Nel caso dell’uomo selvatico esiste un luogo fisico che porta il suo nome  che si trova nel fitto della boscaglia proprio sopra il paese, ma soprattutto in questo posto ci sono alcune grosse pietre che assomigliano molto ad una tana,  un solco che sembra  uno scranno (chiamato la sedia dall’uomo selvatico) e  alcune incisioni rupestri (una forchetta, un cucchiaino ed una scritta) d’origine misteriosa.
Leggende che fanno parte della  tradizione tipica  dei paesi di montagna dove in inverno, nelle lunghe veglie serali, il gusto del racconto e dell’esagerazione facevano galoppare la fantasia. Ne è esempio ciò che si narra anche sull’origine del paese, nato dall’avvistamento di un famoso bandito di nome Ciatico che un tempo tiranneggiava in questi luoghi. " …. Questo sito, dicono i naturali del luogo, prese il nome dall'esservi comparso un masnadiero modenese chiamato Ciatico, sulla testa del quale era posta una taglia di mille scudi d'oro che guadagnò un abitante col denunciarlo alle guardie estensi..." (Rivani, 1965).  Ovviamente si tratta di un’ipotesi infondata nata dall’opportunità linguistica cui ben si presta il nome del paese  (Vidi Ciatico!),  che ci introduce però ad un mistero  che ancora oggi avvolge la storia del Paese:  l’origine della torre che si erge nella piazza a proposito della quale Giuseppe Rivani scrive: "...ma il monumento che più interessa a Vidiciatico è la torre, poderosa opera in sasso, di conci ben squadrati, in opus quadratum, con muri di uno spessore che va dai metri 1,40 ai metri 1,30; edificio quindi di fattura dichiaratamente romanica, come dimostra con maggiore evidenza la piccola porta d'ingresso, con arco a pieno centro.  Il tronco inferiore di questa costruzione, ritenuta molto antica, fu dunque in origine una torre di difesa del castello di Vidiciatico che si può fare risalire a poco dopo il mille e non oltre il secolo XII”. Ma sappiamo che  all’epoca qui non esistevano né un castello né un sistema difensivo al quale questa torre potesse fare riferimento.  Un mistero quindi che ancora oggi avvolte la sua origine per la quale non rimane  che un'altra, ardita, ipotesi che anticiperebbe però di qualche secolo la datazione della torre stessa: collegarla cioè alla presenza della pieve di Lizzano e quindi all’avamposto militare posto a difesa dell’estremo confine occidentale dell’Esarcato.
La costruzione della sovrastante cella campanaria è databile con certezza al XVII secolo, di costruzione rozza ed incerta la struttura è ingentilita dalla presenza nelle chiavi di volta dei quattro finestroni di altrettante figure a rilievo raffiguranti San Pietro,  la Madonna col Bambino,  il volto di un Santo e  un angelo. Ma, oltre alla funzione religiosa ed agli elementi architettonici che lo compongono, il campanile con la sua mole poderosa rappresenta un po' tutto il paese.  Al suono delle sue campane sono affidate infatti tutte le notizie che interessano l’intera comunità; ecco allora che tutti diventano partecipi della festa per un matrimonio e possono godere delle “allegrezze” suonate dai campanari oppure,  avvisati dalla “passata”,  della morte  di  un  compaesano. Tre piccoli  tocchi  secchi  della “grossa” per gli uomini e due per le donne, mentre l’apertura di una delle quattro persiane del campanile indicava a tutti la zona del paese dove abitava il defunto. Non a caso  fu proprio attorno a questa torre che nacque prima il paese e poi, nel 1393, la chiesa che lo avvolgeva interamente come dimostrano i segni delle falde del  tetto ancora presenti sulle pareti del campanile stesso.  Di questa chiesa oggi rimangono oggi solo i resti dell’abside trasformata in quella sorta di minuscola casetta che gli abitanti del paesevidiciatico chiamano familiarmente Cappellina.  Dopo cinque secoli di onorato servizio l'instabilità del terreno su cui poggiava la chiesa  determinò uno stato di rovina tale da decretarne,  l'8 novembre 1874, la chiusura per motivi di sicurezza.  Fu l'inizio delle vicende che portarono nel giro di pochi anni alla costruzione dell’attuale edificio  realizzato esattamente di fronte al precedente ed inaugurato il 29 giugno 1884 giorno della festa di San Pietro. Al suo interno sono conservati gran parte degli arredi sacri della vecchia chiesa fra questi, sull’altare maggiore, un grande quadro datato 1641 opera del pittore Antonio Crespi raffigurante il Redentore nell'atto di consegnare le chiavi a San Pietro circondato dai dodici Apostoli e, sulla porta d'ingresso,  un pregevole organo costruito nell'Ottocento dell'artigiano bolognese Adriano Verati. 
Se questa è la parte più antica della storia di Vidiciatico a rendere oggi il paese così caratteristico e piacevole nella sua struttura urbanistica  è la presenza dei  tipici voltoni che lo rendono forse unico nel suo genere. Percorrendo le strade lastricate  che salgono dalla piazza  ci si trova di fronte al borgo di  Ca’ Gherardi  alla cui corte interna, comune a tutti,  si accede tramite quattro voltoni che formano una sorta di piccola “fortezza” in grado di offrire riparo  agli abitanti ed i loro animali. Già perché quassù oltre al boscaiolo l’altro mestiere diffuso era proprio quello dei pastori che arrivavano in paese a maggio per San Giovanni e ripartivano in ottobre dopo l’alpeggio estivo e che proprio in questa piazza usavano rinchiudere le greggi.
La stessa struttura urbanistica che anticamente caratterizzava anche Campiacciola, il piccolo borgo a valle  della piazza  il cui  nome  deriva  da piccolo campo piano, dove erano presenti quattro voltoni d’accesso oggi demoliti eccetto uno. Qui è possibile ammirare i resti di un antico portale tamponato risalente al XV secolo mentre sul retro della Cappellina è visibile la porta d'accesso dell'antica canonica, risalente al 1570, arricchita dalla presenza di una croce scolpita nella chiave di volta
Altro edificio di valore è l’antico fabbricato  dell'Osto (osteria), luogo frequentatissimo dai boscaioli il sabato sera al ritorno dal lavoro dopo un’intera settimana trascorsa a fare legna o carbone, ancora oggi perfettamente conservato ed in funzione nella sua destinazione originaria dopo secoli di ininterrotta attività.  
Ma l’edificio che più colpisce chi visita Vidiciatico è sicuramente il piccolo oratorio di San Rocco la cui origine  è comune a quella di tante altre costruzioni simili nate come ex voto a seguisan roccoto della grande peste del 1630 che colpi 23.000 bolognesi in città e ben 18.000 nella Provincia.  Narra la leggenda che durante la peste i paesani decisero di acquistare  le statue dei Santi Rocco e Sebastiano e che l’epidemia cessò all’improvviso proprio quando le due effigi arrivarono in prossimità del paese.  Il fatto attribuì loro facoltà miracolose tanto che l’anno successivo,  nel 1631,  gli abitanti costruirono un oratorio per dare loro degna ospitalità. In realtà la storia di questo edificio racchiude un piccolo mistero, quello che tutti, paesani e turisti, conoscono come l’oratorio di San Rocco (dimenticando spesso il povero Sebastiano), in realtà è dedicato alla Madonna di Loreto come testimonia il quadro che fa bella mostra di se sull'altare e che farebbe supporre l’esistenza in questo luogo di un edificio sacro antecedente ai fatti descritti.  La fisionomia dell'oratorio, di forma rettangolare con le sue linee pulite ed armoniose, il tetto a capanna, il campanile a vela e l’antistante porticato, è rimasta pressoché invariata nei secoli tranne che per la costruzione  nel 1931 di una piccola sagrestia aggiunta sulla parte retrostante e della pavimentazione interna in marmo realizzata nel 1956. All'interno è conservata una pala  raffigurante la Beata Vergine di Loreto con i Santi Pietro,  Giovanni Sebastiano e  Rocco che, nella parte inferiore, riporta l’iscrizione  “Villa ILL°r de Vitichiatico non alio  sydere confino A.S. 1631 una cum rectore ex voto”,  mentre sul muro di sinistra è stato rinvenuto recentemente un affresco d'origine Seicentesca. 
Poco sopra il paese si trova invece la piccola edicola votiva di Fontana d'Affrico  da sempre meta prediletta per le donne di Vidiciatico. Si cominciava ad aprile quando le prime giornate di sole invogliavano ad uscire in una sorta di pellegrinaggio continuo che, fra rosari e chiacchiere, proseguiva fino all'autunno.  Per quanto riguarda la storia di questa cappella nel 1692 il cardinale Girolamo Boncompagni in visita alla parrocchia di Vidiciatico annota per la prima volta  la presenza di una fonte che i locali chiamano Affrico, sulla quale è posta un’immagine della Beata Vergine detta Bocca di Rio (…in facie ipsius scatet fons qui dicitur Affrico supra quem exposita est imago B.M.V. vulgo dicta Bocca di Rio) proveniente probabilmente dal pellegrinaggio di un abitante del posto all’omonimo santuario castiglionese. L’attuale cappella è frutto dei tanti interventi succedutisi negli anni l’ultimo dei quali eseguito dai militari dell’82° reggimento fanteria motorizzato “Torino”   nel corso del campo d’arma estivo del 1951.  Più difficile è trovare invece l’origine del bizzarro nome dato a questo luogo se non intenderlo come l’indicazione di un luogo posto a scirocco, cioè a Sud-Ovest, con riferimento al vento di origine africana, com’è appunto la posizione della fonte d’Affrico rispetto a Vidiciatico
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